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Roma, 17 mag — L’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola si unisce al coro degli scienziati che invocano riaperture e l’allentamento delle restrizioni nei mesi estivi. «Con la bella stagione» e «con i numeri che stanno scendendo» costantemente «penso che dobbiamo concentrarci sulle cose veramente essenziali ed essere più permissivi laddove possibile».



Queste le sue parole alla trasmissione Agorà su Rai3, puntualizzando di essere  «sempre stata contraria a mantenere il coprifuoco alle 22. La data del 2 giugno — prosegue — anche a me sembra possibile per le riaperture generalizzate».

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L’immunologa Viola: “Via il coprifuoco”

Visto e dimostrato da fatti recenti che il contagio avviene principalmente in luoghi chiusi mentre le attività all’aperto non sembrano innalzare la curva, la dottoressa Viola auspica «che le persone stiano all’aperto il più possibile». Questo «è un momento in cui dobbiamo spingere le persone a stare fuori casa e non dentro casa», insiste. Anche perché, come si è visto, spesso i più giovani per aggirare «il problema del coprifuoco tendono a fare cose molto peggiori» come ad esempio «dormire tutti insieme» nello stesso appartamento per non dover rincasare alle 22. «A questo si aggiunga il fatto che non c’è nessun dato scientifico che dimostri che un’ora di differenza possa cambiare in maniera incisiva l’andamento dell’epidemia».

Gli esperimenti sui grandi eventi all’aperto sono riusciti

Per quanto riguarda le occasioni di grandi assembramento come concerti o eventi sportivi, Viola ribadisce che «ci sono ormai dei dati su esperimenti che hanno funzionato, con persone tamponate o vaccinate», come ad esempio «Barcellona: un concerto con 5mila persone», dove non si sono registrati contagi in virtù delle precauzioni prese. «Dobbiamo fidarci degli strumenti scientifici che ci sono: vaccini da un lato, tamponi dall’altro». L’immunologa conclude chiedendosi perché in Italia «in questo momento non ci si fidi dei vaccini anti-Covid. Si continuano ad applicare misure assurde sui vaccinati, tipo i tamponi o la quarantena. Dobbiamo dare un segnale chiaro che i vaccini funzionano», ha chiosato.

Cristina Gauri

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