Roma, 7 feb — Dalla notte di domenica addio al pescato per almeno una settimana: il drammatico rincaro del gasolio costringe allo stop i pescherecci delle marinerie italiane.  Lo ha fatto sapere l’Associazione produttori pesca, nel corso di un’assemblea avvenuta a Civitanova Marche (Macerata) e che ha visto i rappresentanti dell’80% delle marinerie italiane: «Sciopero generale per tutti. Il caro gasolio non permette più di sostenere l’attività di pesca e il comparto ha deciso di fermarsi. La protesta è legata a più di una questione», ha spiegato Francesco Scordella, presidente Associazione armatori Pescara e promotore dello sciopero.

Pescherecci fermi per una settimana

«Mercoledì le associazioni di categoria saranno a Roma — annuncia Apollinare Lazzari, presidente dell’Associazione produttori pesca di Ancona — per un incontro al ministero. Vediamo se è possibile far entrare il comparto della pesca tra quelli che vedranno un sostegno nel prossimo decreto. Altrimenti continueremo a stare in terra. Così, non possiamo più lavorare: i costi superano di gran lunga i guadagni». Scelta che si riverbererà inevitabilmente sulla disponibilità di merce sul mercato e sull’aumento dei prezzi del pescato: che altrettanto inevitabilmente finirà sulle spalle dei consumatori.

Nelle Marche, dove si è tenuta la riunione dei rappresentanti dell’80% delle marinerie italiane, «tutti i pescherecci di San Benedetto del Tronto, Civitanova Marche, Ancona, Fano e Pesaro hanno aderito compatti all’iniziativa. Martedì andranno negli uffici delle Capitanerie di Porto per consegnare i documenti delle imbarcazioni senza sbarcare i marinai (un gesto che gli armatori hanno deciso per non far perdere lo stipendio ai dipendenti, senza perdere le giornate di pesca)».

Una crisi che viene da lontano

Le barche rimarranno ormeggiate da dopo la mezzanotte di domenica «per protesta contro l’aumento del costo del gasolio che è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il carburante è sempre in aumento. Ora è scoppiata la guerra, ma ci sono davvero tanti altri problemi per tutti i settori che lavorano con l’energia come noi». La crisi, sottolinea Scordella, è iniziata ben prima dell’invasione russa in Ucraina. «Noi lavoravamo, dall’inizio della pandemia, con il gasolio a 30 centesimi. Piano piano il costo è aumentato ed è arrivato ad 1 euro e 10 oggi. Più che raddoppiato se non triplicato. Ora le barche più grandi in mare consumano 2.500 euro al giorno rispetto alle mille di prima. Nessuno va in mare da domani notte». 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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