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immigratiRoma, 5 gen – «Come invadere l’Europa, istruzioni per l’uso». Poteva intitolarsi così, l’ultimo, agghiacciante manuale per spiegare agli immigrati come prendersi le nostre terre. E invece – oltre il danno, la beffa – l’hanno chiamato «Europa». Si tratta di un libro edito dalla Magnum Foundation e dal Fondo arabo per le arti e le culture, con la collaborazione del fotografo Thomas Dworzak. Non si tratta di un volume per appassionati fotografia, chiosa quest’ultimo: le 5.000 copie stampate saranno distribuite, gratuitamente, alle organizzazioni che lavorano con i rifugiati in tutta Europa. Insomma, un’operazione schiettamente politica. Non è la prima iniziativa del genere: tempo fa, sulle rive dell’isola di Lesbo, alcuni giornalisti scoprirono un volumetto scritto in arabo che dava tutte le dritte necessarie agli immigrati per come installarsi al meglio sul territorio.



Stavolta hanno fatto le cose in grande: il volume, liberamente consultabile on line, è prodotto in quattro lingue, inglese, francese, arabo e farsi. L’idea è quella di spiegare agli immigrati cosa sia l’Europa dal punto di vista storico, culturale, politico e istituzionale. Il punto di partenza è chiaro: «Tra le persone che abbiamo incontrato durante i loro viaggi della speranza nell’Ue, pochi tra loro sapevano che questa Unione faceva seguito alle devastazioni provocate da due guerre mondiali, che alcuni dei suoi Stati membri erano stati un tempo nemici giurati o che dei rifugiati avevano attraversato le frontiere europee […]. Dopo tutto, l’aspetto dell’Europa di oggi non evoca veramente il suo passato, che somiglia alla situazione attuale di Siria, Iraq e Afghanistan». La prima strategia è chiara e vuole fornire agli immigrati argomenti retorici contro gli europei: non fate gli schizzinosi, un tempo eravate simili a noi. Del resto quale sia l’idea del Vecchio continente che hanno gli estensori del volume è chiaro: «Le migrazioni e i conflitti costituiscono il Dna dell’Europa» e l’Ue attuale è «un blocco di 28 paesi che ospitano popoli meticciati da secoli di migrazioni». Con buona pace dei concetti di gradualità e di prossimità etnica, basta dire che siamo tutti meticci e il gioco è fatto: quali argomenti avremmo mai per rispedire a casa sua qualcuno dopo aver stabilito che questa è casa di tutti?

Di tutta la mitologia europea disponibile, poi, quale racconto viene presentato ai nuovi arrivati? Ma è ovvio: quello di Europa rapita da Zeus sulle coste dell’Asia minore, che «simbolizza il trasferimento di cultura dall’Oriente all’Occidente. Per esempio, l’alfabeto greco viene da quello fenicio». Praticamente l’Europa l’hanno inventata loro e siamo semmai noi a dover chiedere permesso, insomma. Il testo non manca di ricordare che in Ue «è illegale fare deliberatamente e pubblicamente commenti razzisti contro i migranti», con tanto di citazione della recente condanna di Geert Wilders. Anche in questo caso, la strategia è ovvia: si sta creando una vittimologia.

Seguono poi istruzioni Paese per Paese: istituzioni, leggi, usanze, indirizzi utili. Memorabile questo passaggio su di noi: «L’Italia è un modello per la moda in Europa e il passato glorioso dà la sensazione di dover dare l’esempio in quest’ambito. In effetti, gli italiani sono conosciuti per il loro senso del design, e il Paese possiede senza dubbio la cucina più apprezzata del mondo. Detto questo, l’Italia ha anche i suoi problemi con la corruzione e la cattiva gestione dei poteri pubblici e amministrativi. Alcuni pensano che queste difficoltà abbiano permesso all’estrema destra e al crimine organizzato (come la famosa mafia) di guadagnare terreno, cosa che è particolarmente visibile in Italia del Sud e in Sicilia». Stilisti, pizza, bustarelle, mafia: nei nostri confronti gli stereotipi vanno bene. Non siamo mica immigrati.

Adriano Scianca

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10 Commenti

  1. Che stampino, che pubblichino, che molestino, che mentano pure, che sputino su tutto ció che vogliono, hanno tempo ancora pochi mesi per farlo. Che se li godano al meglio questi tempi di conto alla rovescia!

  2. È venuto il momento di sparare. Ma ho idea che i giovani di destra europei siano più rammolliti che finocchi politicamente corretti che sognano il proprio suicidio etnico…

  3. “E’ venuto il momento di sparare”… Ieri a Napoli, la camorra, quella vera, senza narrazioni alla Saviano, ti ha anticipato, sparando a tre ambulanti immigrati, ferendo una bambina di 3 anni (italiana) cosa che ha suscitato l’ira collettiva degli altri ambulanti e degli abitanti contro questi italici “pistoleros” che son stati costretti a fuggire via dal luogo quanto prima. Ecco. Peccato che non sia riuscito a rinvenire questa notizia su tale giornaletto, solitamente così attento a cosa fanno o non fanno i migranti.

    Bombardiere, per te invece credo sia giunto il momento del diazepam. O altrimenti c’è sempre la neuro…

    ps.
    siete contenti di quello che siete diventati?

    • Non ti preoccupare caro sig. nessuno, saranno i tuoi adorati migranti a sparare e inculare sopratutto merde come te!
      Anzi a sparare e stirare lo hanno già fatto vedasi Bataclan, Nizza, Berlino colpendo anche ebetini che facevano sui “poveri migranti” pensieri alti come il suo, evidentemente non gli è bastato!
      Il soprannome che di sei dato rappresenta esattamente l’infimità che sei!
      Buon melting pot! Se non ti arriva una pallottola e un camion che ti stiri!

  4. L’unica cosa che dovrà essere sparata saranno i botti quando gli italiani voteranno alle prossime elezioni contro tutte le amenità che subiscono da 5 anni a questa parte.

  5. “La differenza di culture ci arricchisce”, dicono i sostenitori dell’accoglienza a prescindere. È la frase che mi torna alla mente ogni volta che mi imbatto negli africani piazzati all’ingresso del supermercato, o in quelli che molestano gli automobilisti nei parcheggi. È improbabile scorgere in questi individui una qualsivoglia traccia di “arricchimento”. Sono brutti, sgraziati, arroganti e malevoli. Bisogna fare attenzione a come li si guarda perché sono estremamente scontrosi e non esitano ad aggredire verbalmente – ma non solo – chi si sofferma ad osservarli.
    Non sappiamo nulla di loro, tranne che provengono in prevalenza da paesi africani e che all’apparenza sembrano fior di mascalzoni, dall’aria losca ed equivoca. Da circa tre anni la loro presenza è aumentata esponenzialmente nelle nostre città – quest’anno c’è stato un vero e proprio “boom”. Te li trovi tra i piedi ovunque: attorno a casa, per le vie cittadine, sugli autobus, negli uffici pubblici, sulle spiagge, negli ambulatori medici e nelle strutture ospedaliere. Più aumentano di numero e più si fanno sfrontati. Ti guardano con aria di sfida, consapevoli che in Italia tutto gli è permesso, e sfoggiano abbigliamenti pagliacceschi: in certi giorni sembra di vivere a Brazzaville. E non sono momenti gradevoli. Le loro donne sono orrende: hanno natiche imponenti e corporature massicce. Gli sguardi sono stolidi, ottusi e tutt’altro che amichevoli.
    Negli ultimi tre anni ne sono arrivati in Italia circa centocinquantamila all’anno, per un totale di circa mezzo milione di individui, per la maggior parte vaganti allo stato brado sul territorio della penisola – al netto dei contributi Ue, l’Italia ha già speso 2,6 miliardi di euro nel 2015. E prevede di spenderne 3,3 nel 2016 e 3,8 nel 2017. Non sarà un bel momento quello in cui ci si renderà conto che dovranno essere rimpatriati tutti se si vuole mantenere la pace sociale. L’alternativa sarebbe quella di difendere i propri quartieri armi in pugno. Proprio come accade nei paesi da cui provengono questi furbacchioni.
    Si fingono “rifugiati”, gli africani, ma in realtà provengono per la maggior parte da paesi non in guerra se non tra le loro stesse etnie. Sono molto più razzisti di noi: non esitano a trasformare un confronto politico in uno scontro razziale e si uccidono tra di loro con estrema disinvoltura.
    Del resto, in Africa, a fronte di analoghi fenomeni di migrazioni incontrollate, gli autoctoni reagiscono a colpi di machete – altro che “accoglienza” -, come è accaduto nell’aprile 2015 in Sudafrica, o nell’aprile 2016 a Lusaka, in Zambia, dove a centinaia si sono presi a mazzate e due persone sono state bruciate vive.
    Ecco, se vogliamo dare una connotazione incivile alla nostra quotidianità non dobbiamo fare altro che continuare ad “accogliere” africani a casaccio, ma l’impressione è che la stragrande maggioranza della popolazione non sia più disposta a subire questa colonizzazione strisciante, e che le continue immagini di barconi fluttuanti in mezzo al mare sortiscano ormai l’effetto opposto a quello cercato. Negli ultimi mesi parlando con conoscenti ho notato che più si trovano a diretto contatto con i cosiddetti profughi e meno hanno voglia di accoglierli. Ancor meno quella di viverci accanto.
    Come dobbiamo dirlo – mi ha detto un amico – che ci rifiutiamo di essere obbligati a convivere con torme di africani e di islamici e che consideriamo un diritto il rifiutarci di farlo?
    Certo, al momento non ci sono forze politiche realmente intenzionate ad affrontare il problema come accade in altri paesi europei, ma non è detto che sarà sempre così.

  6. A prescindere da questa tesi quantomeno…ballerina, l’Australia, il Canada sono meticci e multirazziali dalla nascita ma controllano rigorosissimamente le loro frontiere e regolano ferreamente l’immigrazione

  7. ….ma noi in Italia abbiamo el papa rivoluconario che è ossessionato dell’accoglienza a queste bibliche cavallette, e dà manforte agli italici sinistri pidioti che fra caritas e onlus varie si sono ben bene arricchiti. Ci sono sempre più frequenti nostri anziani che dopo aver dato tutta la loro migliore forza a costruire l’Italia, ora vedi rovistare i cassonetti o i rifiuti dei mercatini rionali in cerca di roba da mangiare che se no non possono avere. Tutto questo nella indifferenza totale di qualsiasi istituzione pubblica o giornali o tv. Vigliacchi e codardi, come avete ridotto l’Italia e gli italiani.

  8. Come se essere un misto di popoli indoeuropei sia lo stesso che essere mulatti, mezzi indios o aborigeni, ma per favore. Guardate il Sud America, le zone più meticce sono le più violente, quelle più sviluppate e sicure a maggioranza europea. Per non parlare del Sud Africa, della Rhodesia, del Mozambico, di Haiti dopo che gli europei hanno perso il controllo del Paese.

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