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Brescia, 26 mag – Il Laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili di Brescia è riuscito a isolare una variante di virus Sars-CoV-2 «estremamente meno potente». Ne ha dato notizia ad AdnKronos il direttore del laboratorio e presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv) Arnaldo Caruso. «Mentre i ceppi virali che siamo stati abituati a vedere in questi mesi, che abbiamo isolato e sequenziato, sono ‘bombe biologiche’ capaci di sterminare le cellule bersaglio in 2-3 giorni – illustra il professore a Adnkronos Salute – questo per iniziare ad attaccarle ha bisogno minimo di 6 giorni». Cioè il doppio del tempo mediamente impiegato dal normale coronavirus. Della scoperta verrà parlato diffusamente nella pubblicazione scientifica che uscirà a riguardo, ma l’anticipazione fatta da Caruso vuole «lanciare un messaggio di speranza. Da virologo, queste varianti virali più attenuate dovrebbero diventare il futuro della probabile evoluzione di Covid-19».



Una notizia che va fortemente ad avvalorare la tesi dell’indebolimento del virus, già parzialmente dimostrata dai bollettini quotidiani che riportano un numero sempre minore di contagi e il progressivo svuotarsi delle terapie intensive. E supportata anche dalle osservazioni empiriche degli addetti ai lavori, cioè il personale sanitario, che segnala sempre meno casi con sintomatologia grave o importante mentre si riporta l’aumento, sul numero dei positivi, di pazienti asintomatici o paucosintomatici. «E’ tanto vero che sta perdendo forza – aggiunge Caruso, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università degli Studi di Brescia – che ogni giorno vediamo tamponi naso-faringei positivi non più in modo forte, bensì debole». La riprova dell’incidenza sempre maggiore di «infezioni molto leggere, quasi inapparenti. Si vede il virus in dosi molto, molto ridotte».

La scoperta del «ceppo debole» è arrivata con l’osservazione della carica virale dei tamponi. «E’ successo però – prosegue Caruso – che mentre ultimamente arrivano tutti questi tamponi con bassa carica virale, ce ne è capitato uno con carica molto alta e la cosa ci ha stupito», dal momento che «questo soggetto era completamente asintomatico. Siamo dunque andati a isolarne il virus, scoprendo che in coltura era estremamente più debole dei precedenti». Ponendo il virus in vitro con cellule da aggredire, «non riusciva nemmeno a ucciderle tutte». Anzi, anche solo «per cominciare ad attaccarle necessitava di almeno 6 giorni», rispetto alle «48-72 ore», lasso di tempo in cui i ceppi della malattia classici riuscivano ad aggredire tutte le cellule a disposizione.

Una scoperta che ha avuto riscontri in altre parti del mondo: «Rumors interni alla comunità scientifica – confida Caruso – ci dicono che anche negli Stati Uniti stanno emergendo evidenze» simili a quelle bresciane. Il virologo preferisce comunque tenere la linea della cautela. Perché «non è detto che oggi queste varianti stiano circolando possono comunque essere la base di una futura evoluzione del virus in senso positivo. E’ questo il messaggio che voglio inviare» e «sarebbe sbagliato concludere ora che abbiamo meno casi, e casi meno gravi di Covid-19, perché circola questa variante», avverte Caruso annunciando ulteriori dettagli nella pubblicazione che uscirà «a breve».

«La pubblicazione rappresenta un indispensabile raffronto con la comunità scientifica internazionale», ma per il virologo è importante anche «rivolgere parole di serenità, di cauto ottimismo per il futuro. Non possiamo dire con certezza ciò che accadrà». Ma la speranza «è che, come in passato è successo più volte, il virus tenda ad attenuarsi nella sua patogenicità». Il cosiddetto «fitness virale»: «Il virus vincente è quello che si adatta e si replica risparmiando la cellula che lo ospita».

Cristina Gauri



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