Roma, 12 mag – Mutuando un celebre motto, “il domani non appartiene a noi”: la prima e più urgente e grave emergenza della nazione è la denatalità, come fanno presente anche Papa Francesco e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il tema della natalità rappresenta una vera e propria emergenza sociale”, avverte Bergoglio. Gli fa eco il capo dello Stato: “La accentuata diminuzione della natalità rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti delle dinamiche sociali contemporanee e segnala una difficoltà”.

Emergenza denatalità, il Papa: “Italia, Europa e Occidente si stanno impoverendo di avvenire”

La denatalità, spiega il Papa, “non è immediatamente percepibile, come altri problemi che occupano la cronaca, ma è molto urgente: nascono sempre meno bambini e questo significa impoverire il futuro di tutti. L’Italia, l’Europa e l’Occidente si stanno impoverendo di avvenire”. Così Bergoglio nel saluto inviato ai partecipanti alla seconda edizione degli stati generali della Natalità, che hanno luogo oggi e domani all’Auditorium della Conciliazione a Roma, di cui viene data lettura all’apertura dei lavori.

Il monito di Bergoglio: “Ci si accontenta di surrogati mediocri”

“C’è una periferia esistenziale in Occidente, poco vistosa, che non si nota immediatamente. È quella delle donne e degli uomini che hanno il desiderio di un figlio, ma non riescono a realizzarlo”, afferma il Pontefice. “Molti giovani faticano a concretizzare il loro sogno familiare – sottolinea Bergoglio -. E allora si abbassa l’asticella del desiderio e ci si accontenta di surrogati mediocri, come gli affari, la macchina, i viaggi, la custodia gelosa del tempo libero… La bellezza di una famiglia ricca di figli rischia di diventare un’utopia, un sogno difficile da realizzare”. “Questa è una nuova povertà che mi spaventa – osserva Francesco -. È la povertà generativa di chi fa lo sconto al desiderio di felicità che ha nel cuore, di chi si rassegna ad annacquare le aspirazioni più grandi, di chi si accontenta di poco e smette di sperare in grande”.

“Non vedere il problema della denatalità è rinunciare a guardare avanti”

“Sì, è una povertà tragica – aggiunge -, perché colpisce gli esseri umani nella loro ricchezza più grande: mettere al mondo vite per prendersene cura, trasmettere ad altri con amore l’esistenza ricevuta”. “Non vedere il problema della denatalità è un atteggiamento miope; è rinunciare a vedere lontano, a guardare avanti. È girarsi dall’altra parte, pensando che i problemi siano sempre troppo complessi e che non si possa fare nulla. È, in una parola, arrendersi. Per questo – prosegue il Pontefice – mi piace il titolo del vostro evento, organizzato dalla Fondazione per la Natalità e promosso dal Forum delle Famiglie: ‘Si può fare’. È il titolo di chi non si rassegna. È il titolo di chi spera contro ogni speranza, contro numeri che inesorabilmente peggiorano di anno in anno”. Secondo Bergoglio, “si può fare vuol dire non accettare passivamente che le cose non possano cambiare”, e “le cose possono cambiare se senza paura, andando oltre gli interessi di parte e gli steccati ideologici, ci si impegna insieme”.

Mattarella: “Assumere con determinazione impegno di affrontare crisi natalità”

Per Mattarella occorre “assumere con determinazione l’obiettivo di affrontare la crisi della struttura demografica del Paese”, favorendo la “famiglia e l’adempimento dei relativi compiti” come “prescrive l’art.31 della Costituzione, che ci richiama, conseguentemente, alla tutela della maternità, dell’infanzia e della gioventù”. Nel suo messaggio in occasione degli stati generali della Natalità, il capo dello Stato lancia un monito. La denatalità è “un fenomeno accentuatosi con la pandemia e che ha generato nuove disuguaglianze e una diffusa precarietà che scoraggia i giovani nella costruzione di una famiglia. Le azioni previste nell’ambito della legge delega 32/2022, recentemente approvata dal Parlamento, meritano di essere rapidamente rese esecutive, per contribuire alla ripartenza del Paese”, afferma Mattarella.

Il capo dello Stato: “Politiche per la famiglia contributo essenziale allo sviluppo”

Per il Presidente dunque “occorre insistere nel perseguire condizioni che consentano alle giovani generazioni di costruire il proprio futuro e, in questo senso, va garantita piena dignità ai giovani, alle donne, alle famiglie”. Le “istituzioni a tutti i livelli” hanno la “responsabilità”, ricorda, di tutelare “la maternità, l’infanzia e la gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. Le donne “devono affrontare ancora oggi troppi impedimenti e difficoltà per raggiungere una piena parità e un apporto essenziale può venire dalla conciliazione dei tempi di cura della famiglia e dei tempi di lavoro. È questione che interpella anche le imprese e la loro funzione sociale. Non può esservi opposizione tra impegno professionale, attività lavorativa e scelta di maternità. Le politiche per la famiglia sono un contributo essenziale allo sviluppo” del Paese.

Al di là del tono istituzionale del capo dello Stato, l’avvertimento è chiaro ed è rivolto al governo, innanzitutto. Nel messaggio di Mattarella poi questo monito è esplicitato in un passaggio inequivocabile: “Non è il lavoro ad allontanare dalla maternità bensì le carenze a supporto della stessa“. I numeri d’altronde parlano chiaro. Nel solo 2020 (l’anno del lockdown) sono state più di 30mila le donne con figli che hanno rassegnato le dimissioni, spesso per motivi familiari. Ma anche e soprattutto perché non supportate da servizi sul territorio, carenti o troppo costosi, come gli asili nido.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Anziani gesuiti inascoltabili. Decide il popolo se farsi strumentalizzare o meno e fino a che punto…
    Dove c’è la quantità (pure di gesuiti!!), non c’è la qualità e i figli non sono carne da macello… schiavi di un sistema puramente materialista, burocratico-capitalista saccheggiatore. Giungono da terre sconfitte per rifilarci speranze masochiste ?!
    Pochi ma buoni e tutti avranno meno terreno fertile per imperanti sofferenze senza senso.

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