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Roma, 18 lug – E’ davvero singolare constatare che un giurista come il Giuseppe Conte, scelto come presidente del consiglio da una maggioranza parlamentare non rappresentativa del Paese reale, stravolga le leggi e la costituzione per rimanere inchiodato a Palazzo Chigi. Se è vero che la politica è al servizio dei cittadini, avrebbe dovuto lasciare da un bel pezzo.

Prima l’epidemia, poi la crisi economica

In una nazione smarrita, confusa e che stenta a riprendersi dopo il coronavirus e che è stata vittima dello smantellamento scriteriato del Servizio Sanitario Nazionale, con l’obiettivo dell’aziendalizzazione e del pareggio di bilancio, oggi gli italiani non solo piangono i morti, ma sono vittime di una progressiva e grave crisi economica. Il senso di impotenza che pervade ognuno di noi, alle prese con una crisi senza precedenti, non è per nulla considerato dalla politica attuale che ha come unico obiettivo “distruggere” Salvini e continuare a galleggiare.

Ha fatto bene il Prof. Sabino Cassese a denunciare il pericolo di una deriva autoritaria, perché prolungare lo stato di emergenza in Italia è arbitrario in quanto, già nella prima fase, ma a maggior ragione oggi, non vi sono le condizioni per adottare tale provvedimento. Qui non si negano l’epidemia, né la circolazione del virus, ma ci sono le condizioni per conviverci con prudenza e anche le terapie per affrontarlo al meglio.

In un passato non molto lontano molte epidemie si sono affrontate, dalla poliomielite al colera, dal virus sinciziale respiratorio alla SARS e alla MERS, ma i governi dell’epoca non hanno mai chiuso le scuole, le università, le attività economiche e produttive, sapendo bene come gestire i problemi sanitari e la vita economica e sociale della nazione. E che dire degli altri Paesi europei che gestiscono il problema sanitario ed hanno fatto partire, da tempo, la vita sociale, economica e produttiva, pronti ad intervenire in caso di nuovi focolai di coronavirus, con discrezione, e senza angosciare i cittadini.

Il terrorismo dei “bollettini” del coronavirus

In Italia, al contrario, ogni giorno trasmettono bollettini che sembrano di guerra, nostrani e altrui, dimenticando, ad esempio per quanto riguarda Brasile, di fornire il numero di casi rispetto al numero complessivo di abitanti, cioè un milione di casi su 209,5 milioni di abitanti. Ed è anche importante rilevare che le condizioni igienico-sanitarie, ad esempio del Brasile stesso, dell’India e di paesi come Bangladesh o Pakistan sono estremamente precarie. Per quanti riguarda il continente nordamericano non si dimentichi poi la peculiarità del sistema sanitario locale che presta la sua opera prevalentemente “a pagamento” e che la possibilità di accesso alle cure non è uguale per tutti.

Il vero problema oggi, per l’Italia, è rappresentato dalle migrazioni dall’Africa e da una politica dell’accoglienza insensata che non ci appunta una medaglia sul petto, ma favorisce i contagi “di ritorno”. Forse che il governo sa già tutto questo e si prepara a chiudere, di nuovo, in casa gli italiani, permettendo a costoro di girare indisturbati per creare nuovi focolai? Ma come pensa il governo di gestire il flusso di africani sempre in forte aumento? Con le “navi quarantena”? Con l’aiuto (mai arrivato) degli altri Stati europei? Qual è il “vero” accordo che questo governo ha con l’Ue? Ma davvero si crede che arriveranno aiuti ricollocamenti?

La verità è che siamo soli nella tempesta e la crisi economica morde gli italiani che hanno fatto e fanno sacrifici enormi per andare avanti. Perché, quando si dà il numero di contagi complessivo, non si quantificano quelli “di ritorno”? Non sarà con un nuovo coprifuoco che il governo sopravviverà: è seduto su una polveriera che, prima o poi, esploderà con conseguenze inimmaginabili.

Maria Teresa Baione – Medico Pediatra

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