Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 7 ott – Giovedì 30 settembre, il giornalista Maurizio Bolognetti ha pubblicato un post su Facebook in cui esprimeva tutto il suo rammarico per la linea editoriale intrapresa da Radio Radicale: “Mi state chiedendo perché non mi occuperò più di Covid per Radio Radicale? Provo a spiegarvelo. Qualcuno chieda al direttore di Radio Radicale perché ha censurato tutte le interviste che ho fatto a Garavelli, Donzelli, Bellavite, Gentilini. Chiedetegli perché in sei giorni non hanno detto una sola parola sull’azione nonviolenta in corso. Chiedetegli perché hanno censurato sit-in e manifestazioni. Chiedetegli dei miei interventi censurati in rassegna stampa. Chiedetegli dei redazionali fantasma. Chiedetegli della lettera a Mattarella. Chiedetegli della lettera indirizzata al ministro Lamorgese. Lo ammetto, sono colpevole, non ho voluto allinearmi e me la stanno facendo pagare. Ma lo fanno da vigliacchi e in maniera subdola. Posso garantirvi che quel fanno è anche peggio di un benservito”.



Parla Maurizio Bolognetti

Abbiamo quindi raggiunto telefonicamente Maurizio Bolognetti, un fiume in piena, che ci ha raccontato la sua rabbia causata dall’impedimento di svolgere il suo lavoro di informazione, seguendo il principio del “diritto alla conoscenza” dei cittadini, e la sua preoccupazione per “un dato montante di antidemocrazia e anti-stato di diritto”, per il deterioramento della qualità della democrazia in Italia e non solo in Italia. “La nostra è sempre più una democrazia reale; democrazia reale così come un tempo c’era il socialismo reale. Non possiamo affatto escludere che si instaurino nuove forme di totalitarismo. E dovremmo essere preoccupati per un capitalismo che non è più il capitalismo ante caduta del Muro di Berlino; preoccupati per i virus finanziari e per i virus che erodono le nostre democrazie”.

Bolognetti, oltre ad essere collaboratore di Radio Radicale, è segretario di Radicali Lucani, consigliere generale in carica del Partito Radicale e ha ricoperto negli ultimi 30 anni cariche in tutti i soggetti politici della galassia radicale. Il giornalista si espresse chiaramente sulla probabile amplificazione della deriva antidemocratica subito dopo lo scoppio del coronavirus: “Nel febbraio del 2020, ho espresso il timore che l’emergenza sanitaria potesse determinare un aggravamento della pregressa emergenza democratica. Temo, ahimè, di aver visto lontano. Nel contempo, ho da subito detto che occorreva interrompere il patente attentato contro i diritti politici del cittadino, che poi sarebbe un articolo del codice penale, per la precisione l’art. 294 c.p.”.

A più riprese, in questi ultimi due anni, Maurizio Bolognetti ha utilizzato gli strumenti della lotta nonviolenta, intraprendendo lunghi scioperi della fame. Uno di questi in difesa dei giornalisti perseguitati dal regime cinese: “Fame di democrazia, fame di verità, fame di diritti umani, la nonviolenza che si contrappone alla violenza del potere”. Bolognetti è determinato in quel che definisce Satyagraha, parola che, come spiega, in sanscrito significa insistenza per la verità. Lo storico esponente radicale, da sempre vicino a Marco Pannella, ha ripreso lo sciopero della fame il 23 settembre, dopo la sospensione del 14 luglio decisa per onorare una risposta ricevuta da Alberto Barachini, presidente della Commissione di vigilanza parlamentare sui servizi Radio Televisivi. “Ladri di verità, ladri di democrazia, ladri di diritti. Stop all’attentato contro i diritti politici del cittadino”, così Bolognetti ha lanciato il suo nuovo sciopero della fame, aggiungendo che a quanto pare gli impegni presi da Barachini si son rivelati carta straccia. 

Lo sciopero della fame e la lettera al Presidente Mattarella

Maurizio Bolognetti, dopo aver ripreso lo sciopero della fame, ha fortemente criticato Radio Radicale che, incredibile solo a dirsi, ha letteralmente cassato le ragioni della nonviolenza a cui sta dando corpo: “Con grande dispiacere e dopo averci a lungo riflettuto ho deciso di non occuparmi più della vicenda Sarscov2 per conto di Radio Radicale. Di tutta evidenza i miei servizi non rispecchiano la linea editoriale dell’emittente e non sono graditi al direttore e all’editore. Ho ritenuto e ritengo di aver onorato con il mio operato quel ‘conoscere per deliberare’ che è un motto di Radio Radicale. Consegnerò le mie riflessioni e interviste su questo tema ai miei spazi social. La consegna del silenzio e la censura di cui sono stato oggetto mi è diventata insopportabile. E lo stesso dicasi per i silenzi con cui vengono accolte le mie iniziative su questa emergenza sanitaria fattasi emergenza democratica. La redazione di Radio Radicale, se vuole, sa dove trovarmi. Abbiamo un bel problema, nella misura in cui il castello di bugie che ci hanno venduto a reti unificate sta crollando. Un castello assecondato dagli scienziati Coscioni, dal Prntt (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, ndr) e dalla Bonino, per ciò che concerne i miei cari compagni (…) A futura memoria, almeno spero, resta a disposizione nell’archivio della Radio tutto quello che ho provato a raccontare e che di certo non è in linea con la narrazione di regime che ci è stata offerta”. Quello di Bolognetti, come tiene a specificare, non è un atto di accusa solo verso la linea editoriale di Radio Radicale, ma verso quella di tutta la stampa allineata italiana, che da diciannove mesi a questa parte si è fatta “manganello di regime”.  A tal proposito, Maurizio Bolognetti ha scritto una forte lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che si conclude così: “Signor Presidente, io invoco la verità. Io invoco lo Stato di diritto democratico. Io invoco la Costituzione. Io invoco, egregio Presidente, tutto ciò che state cestinando oggi più di ieri”.

“Io sto con Nunzia Schilirò”, la lettera al ministro Lamorgese

Dopo lo scoppio del caso del vicequestore Nunzia Schilirò, che aveva manifestato contro il green pass a Roma il 25 settembre scorso, Maurizio Bolognetti ha scritto un’altra lettera aperta, questa volta indirizzata al ministro Luciana Lamorgese: “Ministro Lamorgese, leggo della sua indignazione per le parole pronunciate, in veste di cittadina di questa sgangherata Repubblica, dal vicequestore Nunzia Schilirò nel corso della manifestazione contro il green pass, che si è tenuta a Roma sabato scorso. Leggo, signor Ministro, di probabili provvedimenti disciplinari e vorrei dirle che la Schilirò meriterebbe un plauso, un encomio solenne per aver onorato con le sue parole le istituzioni che rappresenta e la vilipesa Costituzione repubblicana (…) È grave, egregio Ministro, che voi non abbiate applicato le regole, che pretendete di far valere per tutti, in occasione di due azioni di disobbedienza civile che ho condotto ad aprile e maggio 2021. É grave che il 7 maggio 2020 abbiate provato ad impedirmi di manifestare fuori alla sede della Rai Basilicata. Sono gravissimi i linciaggi, le manipolazioni, le censure, le rimozioni che da 19 mesi accompagnano un’emergenza sanitaria, fattasi emergenza democratica, che ha aggravato la preesistente emergenza democratica. É grave l’infame clima d’odio che le stesse istituzioni hanno creato nel Paese. Sono gravissime le discriminazioni introdotte dal green pass (…) È gravissimo che decine di migliaia di persone abbiano perso la vita a causa dell’approccio vigile attesa-tachipirina. É grave che ci sia stata una sovrastima dei decessi attribuiti a questo maledetto virus (…) State inoculando odio e discriminazione; questo è grave, anzi, gravissimo. State vendendo bugie e onorando una scienza che si fa dogma. State sacrificando agli dei della vostra tribù le vite di milioni di persone trattate da paria, da fuori casta. Qualsiasi ritorsione rivolta alla dr.ssa Schilirò, per quanto mi riguarda, sarà una ritorsione contro lo Stato di diritto democratico che non c’è, la libertà di pensiero e di parola, la democrazia. Signor Ministro, non dovreste sospendere il vicequestore Schilirò, ma voi stessi”.

Le scuse di YouTube dopo l’oscuramento del canale

Il 5 ottobre, Bolognetti rende pubblico il primo riscontro ricevuto da Radio Radicale, quando il giornalista è già al dodicesimo giorno di sciopero della fame. È un tecnico della Radio a rispondere: “Ciao Maurizio, scusami non so cosa sia successo, ma (sia il Direttore Falconio che Paolo Chiarelli) hanno detto di non pubblicare nessun servizio se non esplicitamente richiesto dalla Radio”. Bolognetti si è poi chiesto: “Chissà di cosa hanno paura? Una volta erano la Radio che parla e che ascolta. Una volta erano la Radio dentro, ma fuori dal Palazzo. È restato il guscio, perso il contenuto”. Maurizio Bolognetti ha evidenziato anche la dura censura subita da lui e dai giornalisti non allineati sui social network, citando l’oscuramento del suo canale YouTube nel gennaio 2021, in seguito a un video intitolato “Io non mi vaccino, vi spiego perché”, in cui con dovizia di particolari e argomenti forti criticava aspramente le autorizzazioni condizionate concesse dall’Ema (Agenzia europea per i medicinali). Il giornalista ha fatto ricorso e questo si è concluso con la riattivazione del suo canale e le scuse dello staff di YouTube.

Nel gennaio del 2021, Bolognetti così commentava la retromarcia del network: “Per ora si conclude così una vicenda che inquieta e che dovrebbe indurci a riflettere su questioni attinenti democrazia, diritto di cronaca, di critica, libertà di opinione, diritto a poter conoscere per deliberare. Dopo ripetute censure, avvisi, blocchi e avvertimenti, verrebbe da dire che mi è stata restituita la libertà, ma temo che trattasi di libertà vigilata e di affidamento in prova. Occorre davvero stare attenti. Viviamo tempi difficili e, ripeto, non possiamo escludere svolte autoritarie e l’instaurarsi di nuove forme di totalitarismo. A maggior ragione non possiamo accettare, rassegnarci all’arbitrio di una piattaforma e alla violenza censoria”. Nel corso della nostra lunga chiacchierata, Bolognetti ha voluto sottolineare tutta la sua sorpresa per il fatto che nessuno ancora oggi si sia accorto che in quel frangente Youtube, riattivando il canale dopo aver mosso accuse di disinformazione in campo medico, di fatto ammetteva che gli argomenti utilizzati erano tutt’altro che disinformazione. “Bisognerebbe trarne le conclusioni” afferma il giornalista.

La “stampa di regime” in Italia

Il 5 ottobre, Maurizio Bolognetti ha risposto pubblicamente al riscontro ricevuto da Radio Radicale: “Ladri di verità, ladri di democrazia, ladri di conoscenza. Ma questa volta lo dico a Radio Radicale e a una ‘stampa e regime’ che da tempo è ‘stampa è regime’. Vergognatevi! Mi state facendo pagare la mia decisione di onorare quel che dalle vostre frequenze non è più possibile onorare: conoscere per deliberare! Non accetto ricatti!”.

Quello di Bolognetti è un duro j’accuse contro un’informazione che non informa e alimenta odio e paura e contro una deriva antidemocratica aggravata dall’emergenza sanitaria. La nostra è una “democrazia con le pezze al culo”, dice.  “Io devo continuare a dare respiro alle ragioni che sto difendendo e per le quali sono entrato addirittura in rotta di collisione con soggetti politici radicali e con la stessa Radio Radicale. Io non voglio ridurre la polemica al radicale fuoriuscito. Non sono fuoriuscito da niente, casomai sono fuoriusciti loro, perché il preambolo allo statuto del Partito Radicale mi appartiene e continuerà ad appartenermi, anche in nome del rapporto che mi legava a Marco Panella”, ha sintetizzato Bolognetti.

Al momento, il santo protettore dei giornalisti minacciati e censurati Beppe Giulietti, presidente del sindacato unico dei giornalisti e già cinque volte parlamentare di sinistra, non ha speso nemmeno una parola sulla vicenda di Bolognetti. Ma “Articolo 21, il dovere di informare, il diritto ad essere informati” di Giulietti non è stato fondato anche per evidenziare i casi di violenza, non solo fisica, e di censura contro i giornalisti italiani? Ci deve pensare quella “comparsa della Bestia” Francesca Totolo?

Francesca Totolo



La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Sono molto triste, in quanto da ex-militante del Partito Radicale, quello che fu di Marco Pannella, sentire lo sprofondo a cui è arrivata RadioRadicale è uno sfregio a tutti i democratici del mondo che tramite quella Radio si battevano per la la libertà nei loro paesi (tibetani, montagnards, ecc.) Ora RadioRadicale si è consegnata mani e piedi agli aguzzini di quegli stessi popoli. Non posso che manifestare tutto il mio schifo e il mio disprezzo. PUAH !!

Commenta