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L’Aquila, il Pd condanna il ricordo della strage di Acca Larenzia: lo squallido odio antifascista

by Andrea Grieco
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Acca Larenzia

Roma, 12 apr – Il centrosinistra, sempre più spesso, per riacquistare consenso agli occhi delle proprie frange maggiormente intransigenti strizza l’occhio al mai sopito odio politico antifascista, legittimando così l’intolleranza ideologica del revisionismo militante. Infatti, Stefania Pezzopane, ex parlamentare del Partito democratico e ora consigliere comunale dell’Aquila, ha presentato un ordine del giorno (sottoscritto da tutta la minoranza di centrosinistra) che, nei fatti, intendeva condannare in modo assoluto la commemorazione della strage di Acca Larenzia che si svolge ogni anno nella capitale in ricordo di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, militanti del FdG uccisi in un agguato comunista nel gennaio 1978. Di tutta risposta il Consiglio comunale ha rigettato senza riserve tale richiesta.

Il Pd non vuole che si ricordi la strage di Acca Larenzia

“Condannare gli esecrabili fatti avvenuti ad Acca Larenzia il 7 gennaio”, così recitava il testo presentato della Pezzopane riferendosi al “rito del presente” che annualmente, puntuale, risuona nella piazza antistante all’ex sede del Movimento Sociale Italiano. Inoltre, la stessa esponente del Pd, ha proposto la richiesta formale al Governo italiano di accertare le responsabilità penali degli organizzatori e dei partecipanti alla commemorazione. Contro questa assurdità si è schierata Claudia Pagliariccio, anch’essa consigliere comunale del capoluogo abruzzese in forza a Fratelli d’Italia, la quale ha messo in luce la follia di questo documento “senza capo né coda”.

Un clima di odio già visto

L’intervento della Pagliariccio ha sottolineato come l’odio ideologico praticato da certo antifascismo militante sia tornato di questi tempi ad assumere forme preoccupanti. Segnali che evidenziano la cattiva coscienza della sinistra che non riesce ad esprimere nemmeno un ricordo per le vittime, preferendo celebrare e legittimare i loro assassini. Il clima, già sperimentato in passato, di criminalizzazione e primato morale che nasconde sotto il letto le vittime della parte sbagliata degli anni di piombo porta direttamente all’odio ideologico de “uccidere un fascista non è reato”.

Andrea Grieco

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