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Roma, 2 feb – Nel Lazio via libera all’«aborto in casa», reso possibile dall’assunzione della pillola abortiva RU486 fuori dalla sede ospedaliera. La Regione ha aperto così all’interruzione di gravidanza «fai da te» pubblicando, nei giorni scorsi, un documento sul Bollettino ufficiale nel quale si impegna a «rimuovere gli ostacoli all’accesso alla metodica farmacologica, nell’ottica di assicurare a tutte le donne che richiedono l’interruzione volontaria di gravidanza un servizio che tenga conto dei dati basati sulle evidenze scientifiche, di alta qualità e rispettoso dei loro diritti».

Il Lazio si conforma alle linee guida di Speranza

In questo modo la giunta Zingaretti si conforma alle nuove linee guida
emanate dal ministero della Salute ad agosto del 2020 in merito all’interruzione volontaria di gravidanza (Igv) con metodo farmacologico, la cosiddetta pillola RU 486. Il ministero guidato da Speranza aveva rimosso l’obbligatorietà di ricovero in una struttura ospedaliera dopo l’assunzione ed estendendo il limite da sette a nove settimane di gravidanza (più di due mesi, quindi) per la sua somministrazione.

Femministe e radicali esultano

Scontato il plauso di femministe e radicali e dall’associazione Luca Coscioni che ora, forte del risultato, fa la voce grossa e chiede un adeguamento da parte di tutte le Regioni. Ferma condanna invece da parte delle associazioni pro-life come Scienza & Vita, che ricorda come da ora in poi le donne si troveranno molto più «sole e a rischio» nell’affrontare un’interruzione di gravidanza che non è statisticamente priva di criticità per la salute. Sul tema, poi, l’associazione ProVita & Famiglia aveva già lanciato a dicembre una campagna di comunicazione molto discussa con affissioni di maxi manifesti in diverse città in cui campeggiava la domanda: «Prenderesti mai un veleno?».

Colosimo: aborto fai da te scelta scellerata, sostenere di più la natalità

«La Regione non fa un passo avanti, ma ne compie due indietro», denuncia il consigliere regionale di FdI, Chiara Colosimo, che parla di linee guida «scellerate» proposte da Speranza «sulla somministrazione della pillola abortiva Ru486 anche nei consultori e negli ambulatori». Per Colosimo l’aborto fai da te non è una «vittoria, ma una pericolosa banalizzazione dell’aborto. È una scelta ideologica che contrasta il dettato della legge 194. E non garantisce più diritti alle donne, ma le espone maggiormente ai rischi dell’aborto farmacologico», ha sottolineato definendo «vergognoso che si tenti di vendere questa decisione come una conquista» e chiedendo «a ministero, Regione e Istituzioni in generale tutte le iniziative possibile per sostenere la famiglia; la natalità; la vita nascente».

Cristina Gauri

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