Roma, 10 ott – Sedici anni di carcere per Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, i due ragazzi che spararono al nuotatore Manuel Bortuzzo, paralizzandolo dalla vita in giù. Lo ha sentenziato ieri il gup di Roma, riconoscendo la premeditazione ma non l’aggravante degli abietti e futili motivi. Lo scorso 23 settembre la pm Elena Neri aveva chiesto vent’anni per entrambi i ragazzi, che, rei confessi, avevano deciso di essere processati con il rito abbreviato, per poter godere dello sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

La sparatoria

La confessione di Marinelli arrivò il 6 febbraio, quando si presentò per costituirsi nella questura di Roma insieme al complice Bazzano, spiegando di avere esploso 3 colpi alla cieca nel buio, credendo di colpire alcune persone coinvolte in una rissa a cui avevano partecipato poco prima in un locale nel quartiere Axa, nell’entroterra del X Municipio. Bortuzzo venne raggiunto da un colpo mentre si trovava con la fidanzata davanti a una tabaccheria; il proiettile prima trapassò il polmone e poi raggiunse la colonna vertebrale, danneggiando il midollo e facendogli perdere l’uso delle gambe. La fidanzata rimase fortunatamente illesa. Manuel non si è mai dato per vino nonostante la grave menomazione: dopo una lunga riabilitazione, è ritornato in vasca e ha ricominciato a nuotare.

Il commento di Manuel

Il primo commento di Manuel “a caldo” è stato questo: “La sentenza non cambia le cose: non mi restituirà certamente le gambe. In questo momento penso esclusivamente a riprendermi, consapevole che la giustizia debba fare il suo corso. Non mi importa sapere se chi mi ha fatto del male sia punito con 16 o 20 anni di prigione. Nessuna sentenza mi può fare ritornare come prima. So di dovermi confrontare con una realtà diversa, che sto affrontando con positività e determinazione“, spiega, sempre solare e positivo. “Il mio sogno è tornare a camminare; mi sto impegnando ogni giorno per realizzarlo e gli insegnamenti dello sport mi stanno aiutano in questa nuova dimensione. Il destino non si può cambiare, ma posso indirizzare la mia realtà: non posso fare quello di prima? Farò altre 100mila cose con impegno e sempre col sorriso”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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