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corte conti metropolitana di napoliNapoli, 13 mag – “Ma state scavando o state cercando?” Sembra che da questa scritta, vergata a bomboletta sul perimetro di uno dei tanti cantieri aperti in città, sia nata la leggenda attorno alla metropolitana di Napoli, grande opera della città partenopea che a più di quarant’anni dal suo inizio (e a cinquanta dal progetto iniziale) deve ancora essere portata a compimento. Tanto che alle pendici del Vesuvio spesso si chiedono se questa benedetta metropolitana la stiano costruendo o per l’appunto, cercando sottoterra.



Il rapporto dell’Italia con le infrastrutture suburbane non è mai stato dei migliori. A partire da Milano, dove non più tardi di due anni fa, con Expo 2015, doveva sorgere la nuova linea che collegasse finalmente il centro con l’aeroporto di Linate. Nulla da fare, la M4 è stata stralciata dai lavori dell’esposizione e rinviata a chiusura della manifestazione: non sarà pronta, salvo ritardi, prima del 2022. Per non parlare poi di Roma, dove l’ironia sulle lungaggini di Metro C si spreca.

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Scendendo più a sud, però, nonostante il legalitarismo (a corrente alternata) del sindaco De Magistris, si riesce a fare persino peggio. Ne è convinta almeno la Corte dei Conti, la cui sezione centrale di controllo ha messo nel mirino la linea 1 della metropolitana di Napoli, con un’indagine indirizzata a Comune, Regione, presidenza del Consiglio dei ministri, ben quattro ministeri, Eav e Anm. L’indagine parla di “esorbitante aumento dei costi sulle tratte in corso“, con “tempi di realizzazione che si sono protratti in maniera abnorme“. Normale prassi, dovuta anche e soprattutto ad un quadro normativo che specie sulle grandi opere non è propriamente fonte di chiarezza? Non proprio, dato che il confronto con esperienze analoghe è impietoso: “Dalla comparazione con i costi delle linee metropolitane di Milano e di Roma, già particolarmente elevati rispetto agli standard europei, si desume un costo assolutamente superiore per metro lineare“, tanto da battere di misura le altre due città.

Rispetto ai preventivi si va da un minimo del raddoppio ad un massimo di costi quasi triplicati, tanto da costringere la magistratura contabile ad accendere numerosi fari sui 4,3 miliardi di fondi pubblici stanziati per la Linea 1 e finiti al consorzio Metropolitana di Napoli spa, del quale fanno parte nomi noti dell’imprenditoria italiana come Astaldi, Salini Impregilo e Pizzarotti. La Corte dei Conti parla di “atteggiamento di eccezionale favore nei confronti della concessionaria” e di “sistematico ricorso ai sub-affidamenti, con moltiplicazione del rischio di infiltrazioni della criminalità“. E fossero solo queste: altre infiltrazioni sono quelle dell’acqua che invade numerose stazioni, anche fra le più recenti che hanno permesso a molti – dal sindaco in carica ai ministri competenti – di soddisfare la loro smania da inaugurazione.

Nicola Mattei

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