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Londra, 16 feb – Vietato rianimare i disabili mentali malati di Covid, se nel reparto esistono casi prioritari da seguire. E’ la sconvolgente direttiva emersa in Gran Bretagna dopo la denuncia dell’associazione Mencap, a supporto della categoria delle persone con disabilità mentale (autismo e sindrome di Down su tutte) o di apprendimento.

Non rianimate i disabili mentali

Secondo Mencap, durante la seconda ondata della pandemia di Sars-CoV-2 nelle strutture ospedaliere del Regno Unito sarebbe stato l’ordine di non rianimare «do not resuscitate» nei confronti dei pazienti con dette disabilità ricoverati in terapia intensiva e affetti da forme gravi di Covid-19. Questo nonostante la condanna della pratica e l’apertura di una inchiesta a riguardo, come riporta il Guardian. Mencap sostiene di aver ricevuto, nel mese di gennaio, una serie di segnalazioni. Riguardavano tutte disabili intellettivi «che non sarebbero stati rianimati» dopo aver contratto il Covid.

La Dnacpr? Inappropriata

A stigmatizzare la procedura Do not attempt cardiopulomonary resuscitation (Dnacpr) indicandola chiaramente come «inappropriata» ci aveva pensato la commissione governativa Care Quality. L’accusa era di aver provocato svariati decessi «potenzialmente evitabili». La Dnacpr si sapplica su persone in fin di vita, arrivate ad uno stadio di fragilità tale da non poter più ricevere benefici dalle terapie di rianimazione. Ma Mencap sostiene che il protocollo è stato esercitato su pazienti «semplicemente perché avevano una disabilità mentale». Su tale disputa è di prossima pubblicazione un report firmato dalla Care Quality Commission.

I disabili mentali non hanno priorità nemmeno con il vaccino

Non solo: tra tutte le categorie più fragili destinatarie delle prime dosi di vaccino Covid, i disabili intellettivi non compaiono. Eppure esistono statistiche che provano che anche i disabili intellettivi di media gravità sono più esposti al rischio di contrarre una forma mortale di Covid.

Secondo quanto riportato dal National Health Service nelle cinque settimane successive all’inizio del terzo lockdown, infatti, il 65% dei decessi tra i disabili mentali sono stati per Covid. Nella media della popolazione si arriva al 39%. Inoltre, secondo il Public Health England, «i 18-34enne con disabilità intellettive hanno una probabilità di morire di Covid 30 volte superiore ai loro coetanei».

Mencap a testa bassa

La chief executive di Mencap, Edel Harris, punta quindi il dito contro il «trattamento discriminatorio nei loro confronti e ostacoli nell’accesso alle cure, con l’inappropriata pratica del “Dnacpr” e i tagli al loro supporto sociale. E’ inaccettabile che una categoria di persone così duramente colpita dal virus, e che anche prima del Covid moriva 20 anni prima della media della popolazione, sia messa nelle condizioni di chiedersi perché sia lasciata indietro nelle cure».

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. È sin troppo ovvio che il disabile abbia gli stessi diritti degli altri.
    Il problema si pone quando hai un solo posto per salvarne uno e devi scegliere chi accogliere.

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