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Roma, 15 set – Poche cose sono sicure nella vita, ma una di queste è che una nave Ong prima o poi finirà per puntare un porto italiano per far approdare il suo carico di disperati. I dati ufficiali stanno lì a testimoniarlo freddamente: è ricominciato a pieno regime il meccanismo di viaggi multipli della flotta di varie Ong che raccolgono clandestini e finiscono per puntare dritti sull’Italia dopo aver ricevuto il divieto di sbarco da Malta. Ormai la «richiesta a Malta», che implacabilmente viene respinta al mittente, è una barzelletta, una presa in giro, un pro forma al quale non crede più nessuno: tanto è noto che invariabilmente gli immigrati raccolti dalle Ong verranno scaricati entro i nostri confini.



Ultima in ordine di tempo a recitare la commediola è stata la Open Arms, che dopo aver comunicato, come da prassi, il rifiuto maltese di fornire un porto sicuro per i 278 clandestini stipati sulla nave, ha orientato la prua verso l’Italia, portandosi a ridosso dei confini marini italiani. C’è da ricordare come pochissimi giorni prima sia stato il turno di Sea Watch 4; medesimo copione, richiesta e rituale altolà maltese e 400 immigrati sbarcati poi in Italia, dove il porto sicuro indicato dal governo italiano è stato quello di Palermo. C’è poi il caso del mercantile Etienne, con 27 immigrati che stazionavano a bordo della nave, ormeggiata a largo di Malta da ben oltre un mese: anche in questo caso il governo dell’isola non ha voluto sentire ragioni, al che la nave Mare Jonio ha ben pensato di andare in soccorso dei 27 clandestini e li ha trasportati in Italia.

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In questo quadro, inevitabile che la Open Arms decidesse di recarsi verso l’anello debole, anzi debolissimo, dell’Europa, ovvero quell’Italia che ha ripreso in maniera incessante, quansi industriale, a far sbarcare e approdare. Come detto sopra, in questo oanorama i sistematici rifiuti maltesi sembrano ormai essere divenuti parte del gioco. «Malta nega formalmente e ripetutamente le evacuazioni mediche e il porto sicuro a Open Arms con 288 naufraghi a bordo, nonostante i soccorsi in corso nella sua zona SAR, in violazione delle convenzioni internazionali. Regolamento UE 656/2014: sbarco nel porto più vicino», ha cinguettato soavemente il responsabile della Ong spagnola Oscar Camps su Twitter. A bordo della nave è presente un medico di Emergency che avrebbe evidenziato un quadro clinico precario o addirittura preoccupante per nove persone.

L’atteggiamento accomodante del governo italiano, naturalmente, continua ad essere un magnete potentissimo per le navi Ong: non a caso la Open Arms, senza farsi troppo pregare, sta già costeggiando l’isola di Linosa e lambisce i confini marini italiani, puntando a motori al massimo verso la Sicilia. In poco tempo, c’è da scommetterci, leggeremo dell’ennesima calata di braghe dell’esecutivo e del solito sbarco su suolo italiano.

Cristina Gauri

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