Roma, 29 mar – La polemica è scoppiata nelle ultime 24 ore: l’ultimo Dpcm, firmato dal premier Mario Draghi, conferma il divieto di spostamenti tra regioni italiane ma consente i viaggi all’estero. “Non mi posso muovere dal mio Comune, ma posso volare alle Canarie: è assurdo, mentre l′85% degli alberghi italiani è costretto a restare chiuso”, tuona Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. Le cose stanno davvero così? Vediamolo nel dettaglio.



Italia, divieto di spostamenti tra regioni 

Il decreto in questione è stato firmato lo scorso 13 marzo, sarà in vigore fino al 6 aprile e sì, come noto, impedisce gli spostamenti tra regioni. Considerata l’attuale suddivisione cromatica (nessuna regione gialla o bianca), è vietato pure spostarsi tra comuni diversi. Per l’esattezza il divieto di spostamenti tra regioni vige fino al 30 aprile, mentre dal 3 al 5 aprile tutta Italia sarà in zona rossa dunque i cittadini non potranno uscire neppure dalla propria abitazione se non per i soliti comprovati motivi. La sola eccezione prevista dal governo riguarda le visite a parenti e amici, consente massimo in due adulti e minori di 14 anni. In quest’ultimo caso è però obbligatorio far rientro presso la propria abitazione. Italia blindata insomma, con il coprifuoco alle 22 sempre in vigore.

Il paradosso: viaggi all’estero consentiti

Come è possibile dunque recarsi all’estero? Qui subentra una sorta di “clausola” che ha dell’incredibile e appare obiettivamente paradossale. In una nota protocollata dal ministero dell’Interno, si prevede infatti la possibilità di spostamenti anche in zona arancione o rossa non solo per i succitati comprovati motivi, ma anche per… prendere un aereo. “Sono giustificati gli spostamenti finalizzati a raggiungere il luogo di partenza di questo tipo di viaggi che, in quanto generalmente consentiti, non possono subire compressioni o limitazioni al proprio svolgimento”, si legge nella nota.

Federalberghi: “Consentiti solo i viaggi all’estero, così si ammazza il turismo italiano”

Di qui, la protesta di Federalberghi. “Se ci sono delle regole da rispettare si rispettano, ma poi se queste valgono solo per alcuni, non possiamo accettarlo. Da un lato, chiudiamo gli italiani in casa, ma poi li facciamo andare in tutto il mondo: così si ammazza il turismo italiano. Sembra che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra”, dice Bocca.
Di conseguenza, fa notare il presidente di Federalberghi, “gli altri Paesi ne approfittano. Sembra che la Spagna ci dica ‘venite da noi’, così come la Grecia dove da mesi si stanno organizzando per l’estate”. Anche per questo Bocca si rivolge al governo per chiedere l’adozione urgente di un provvedimento per consentire agli italiani di muoversi liberamente tra comuni e regioni, purché muniti di certificazione attestante l’avvenuta vaccinazione o in alternativa il risultato negativo di un test molecolare o antigenico. In quest’ultimo caso effettuato con tampone non oltre le 48 ore precedenti il viaggio.

Le nazioni dove è possibile recarsi

Sta di fatto che fino al 30 aprile gli italiani potranno darsi al turismo all’estero, ma non in Italia. Ed ecco quali sono le nazioni in cui è consentito recarsi. Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (incluse isole Faer Oer e Groenlandia), Estonia, Finlandia, Francia, (inclusi Guadalupa, Martinica, Guyana, Riunione, Mayotte ed esclusi altri territori situati al di fuori del continente europeo), Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi (tranne i territori situati al di fuori del continente europeo), Polonia, Portogallo (incluse Azzorre e Madeira), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna (inclusi i territori nel continente africano, si veda le sopra menzionate isole Canarie), Svezia, Ungheria, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco.

Qualche eccezione 

Nella gran parte dei casi è comunque obbligatorio sottoporsi al tampone al rientro in Italia, ma nulla più. Qualche eccezione però c’è. Ad esempio al ritorno da Austria, Regno Unito e Stati Uniti è obbligatoria la quarantena di 14 giorni. Mentre l’isolamento fiduciario è previsto per chi si reca in Australia, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Ruanda, Tailandia e Singapore. Sulla carta è severamente vietato recarsi negli Stati non inclusi in questi elenchi. Eppure, come si suol dire, fatta la legge trovato l’inganno. Perché essendo sempre consentito il ritorno presso la propria abitazione, c’è chi aggira il divieto con varie motivazioni e rientra in Italia mettendosi in quarantena.

Eugenio Palazzini

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