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Roma, 29 mar – Se i giudici non verranno vaccinati in via prioritaria saranno rallentate le udienze: è il ricatto delle toghe al governo. E’ quanto si legge in una nota della giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato della categoria. “L’Anm invita i dirigenti degli uffici giudiziari, con la sollecitudine che la gravità del momento richiede, ad adottare, a tutela della salute, energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici“.

“Niente vaccino? Rallentare tutte le attività”: così l’Anm esorta le toghe a lavorare meno

Così le toghe vanno in pressing per ottenere una corsia preferenziale nel piano vaccini. Con una vera e propria esortazione a lavorare meno visto che la categoria dei magistrati non è tra quelle prioritarie nelle vaccinazioni. La nota continua invitando a non escludere, “nei casi più estremi, anche la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente“. A far scattare il ricatto delle toghe è il fatto che il nuovo piano vaccini ha “tagliato fuori” i magistrati. Come si spiega nel documento dell’Anm, “il nuovo Piano strategico vaccinale, modificando le linee guida approvate dal Parlamento nel dicembre 2020, non prevede più, tra i gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria, i lavoratori del comparto giustizia”. In effetti il criterio di priorità è per fasce d’età.

I magistrati si stracciano le vesti: “Senza vaccino non possiamo ridurre i tempi dei processi come chiesto dalla Ue”

I magistrati rivendicano il loro ruolo essenziale e vogliono scavalcare altre categorie nel calendario dei vaccini. E puntano il dito contro l’esecutivo Draghi. Secondo il sindacato delle toghe, “il governo considera dunque il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione”. La giunta esecutiva dell’Anm osserva che “tale decisione, oltre a destare disagio e sconcerto per la totale sottovalutazione dell’essenziale e improcrastinabile servizio giustizia, appare in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi imposti dall’Unione europea e richiamati dalla ministra Cartabia nelle linee programmatiche esposte recentemente al Parlamento”.

Così l’Anm rallenta ancora di più una giustizia già lenta di suo

Da qui la conclusione: “Questo perché l‘esclusione del comparto giustizia dalla programmazione vaccinale, specie in un momento di grave recrudescenza dell’emergenza pandemica, imporrà fin da subito il sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie che devono necessariamente essere svolte in presenza, donde l’inevitabile allungamento dei tempi di definizione dei processi”.

Insomma, se fino ad ora la giustizia italiana non ha certo brillato per tempi rapidi, ora sarà volutamente rallentata. Dalla padella alla brace.

Adolfo Spezzaferro

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