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PaviaPavia, 31 gen- Sarà la psicosi anti Trump o la solita ondata di buonismo ad aver spinto l’Università degli Studi di Pavia a decidere di offrire l’iscrizione alle facoltà di ingegneria, farmacia e scienza della terra a venti studenti che godono di protezione internazionale poiché scappati da qualche guerra. Secondo quanto precisato dalla professoressa Calabrò, docente dell’ateneo pavese responsabile del progetto, i venti rifugiati dovranno avere voti alti e laurearsi nel giusto termine, ma con un margine di un anno per far fronte alle difficoltà legate alla lingua.



Del resto un ateneo sempre attento alle varie classifiche sulla qualità delle università italiane non poteva farsi fuggire un’occasione del genere per fare un po’ di sana pubblicità progresso, con buona pace di quelle famiglie, pavesi e non, che fanno enormi sacrifici per pagare le varie tasse universitarie che, per le facoltà dei futuri studenti in fuga dalla guerra, è decisamente alta.

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A proposito di classifica e primati, è sempre la professoressa Calabrò ad illuminarci sul fatto che l‘ateneo lombardo è stato il primo a promuovere questo progetto e ad assicurare una copertura a trecentosessanta gradi. Per gli altri studenti impegnati nelle sessioni di esami in riva al Ticino non resta che continuare a studiare e, soprattutto, a pagare.

Giacomo Bianchini

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1 commento

  1. Le università italiane sono da decenni nella mani del progressismo più beota, uno dei compiti di un ipotetico futuro governo nazionalista sarà quello di epurare dall’insegnamento i vetusti professori politicamente corretti che hanno sfornato in questi anni una moltitudine di laureati idioti dal cervello completamente lavato.

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