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Sanremo, 4 gen – La sera prima aveva bevuto un po’ troppo e il mattino dopo, causa postumi di una serata all’insegna degli abusi alcolici, si era ritrovata impossibilitata a raggiungere il posto di lavoro. E cosa ha pensato la peruviana di 29 anni, protagonista in negativo di questa storia? Di fingere una violenza sessuale per giustificare l’assenza al proprio datore. Uno di quei brutti, odiosi casi di “al lupo al lupo” che riguardano violenze sessuali simulate e che hanno come unico risultato quello di minare la credibilità delle future denunce di molestie e stupro – quelle vere, le cui vittime, a causa di queste mistificazioni, dovranno faticare ulteriormente per essere credute. 



La denuncia

E’ successo a Sanremo, dove la straniera coinvolta nella vicenda è stata denunciata dalla polizia l’accusa di procurato allarme e affidata alle cure di uno psicologo. Tutto è iniziato quando, una mattina di alcuni giorni fa, la 29enne ha raggiunto il commissariato cittadino, riportando agli agenti di avere avuto un blackout di un giorno intero e di essersi svegliata su di una panchina nella stazione di Ventimiglia dopo una serata trascorsa in un locale a Sanremo (che si trova a circa 16 km di distanza) in compagnia di alcuni amici. La peruviana ha poi raccontato alle forze dell’ordine di aver notato alcuni lividi sul proprio corpo e di essere stata derubata di portafogli e telefonino. Da qui la decisione di recarsi al commissariato, temendo di essere stata stuprata durante il “vuoto” di memoria.

Nessuna violenza

Scattano le indagini: gli agenti passano in rassegna le immagini del circuito di videosorveglianza cittadino, riuscendo a ricostruire tutti i movimenti della 29enne durante il suo blackout, e determinando che la donna, quella notte, non aveva subito alcuna aggressione. Ad ulteriore conferma di quanto riscontrato, la visita specialistica in ospedale non fa emergere alcun segno di violenza sessuale, il che fa sorgere i primi dubbi circa le dichiarazioni della donna. Inoltre, dalle testimonianze acquisite dagli investigatori, è risultato che la peruviana aveva passato la serata consumando alcolici in maniera incontrollata in seguito ad una crisi di gelosia alla vista di un ex fidanzato.

Arrivata al mattino successivo in condizioni fisiche piuttosto precarie, non era riuscita nemmeno ad alzarsi dal letto per recarsi al lavoro. Da qui, per paura di non poter giustificare l’assenza, aveva inventato di essere stata violentata. Questa leggerezza non solo le è costata la denuncia, ma ora rischia anche di perdere il lavoro. La prossima volta, forse, meglio inventarsi la classica influenza.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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