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Roma, 4 dic – Tre mesi, tanto è passato dal sequestro dei pescatori italiani in Libia. Tre mesi di imbarazzante inerzia del governo italiano, incapace di riportare a casa i nostri marittimi detenuti a Bengasi. Ma se il governo ha mostrato un immobilismo sconcertante, non si può dire che i media abbiano fatto il diavolo a quattro per impedire che sulla vicenda calasse un silenzio tombale. Ecco allora che adesso le marinerie siciliane e di tutta Italia provano a farsi sentire con un’iniziativa prevista per domani alle ore 12. Le marinerie si fermeranno infatti per un minuto e faranno suonare simbolicamente sirene e trombe di imbarcazioni e pescherecci per inviare un messaggio chiaro: “Vicinanza ai colleghi di Mazara del Vallo, sequestrati in Libia e prigionieri da 95 giorni”.

A renderlo noto è Maricò Hopps, commissario leghista a Mazara e coordinatore regionale enti locali della Lega. “Si sono già attivate diversissime marinerie siciliane – fa sapere Hopps –  che hanno immediatamente dato la propria disponibilità a partecipare alla manifestazione. Ringrazio il responsabile nazionale del dipartimento pesca della Lega l’onorevole Lorenzo Viviani per aver organizzato questa importante iniziativa, sono certa che il suono di sirene che dai tanti porti italiani arriverà a Mazara del Vallo come un’unica e forte richiesta: quella di riportare a casa i nostri pescatori”.

Dalla Regione Sicilia soldi per le famiglie dei pescatori 

Intanto la Regione Sicilia ha deciso di destinare 150mila euro alle famiglie dei pescatori italiani detenuti in Cirenaica e agli armatori dei pescherecci sequestrati. “In un momento così delicato e snervante, per le famiglie coinvolte, abbiamo scelto la via della concretezza che ha il fine di alleviare le criticità che stanno attraversando non solo le famiglie dei pescatori ma anche gli armatori”, ha dichiarato l’assessore regionale Edy Bandiera. Per l’esattezza alle famiglie dei pescatori andranno 100mila euro. Mentre 50 mila euro verranno girati ai due armatori come parziale ristoro per i danni economici causati dal sequestro delle barche, in termini di perdita di carburante, pescato e costi necessari per realizzare la battuta di pesca compromessa dal sequestro da parte delle milizie di Haftar.

Eugenio Palazzini

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