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Roma, 14 gen – Stroncato da un infarto a 40 anni mentre consegnava cibo a domicilio: muore così Adriano Urso, uno dei più apprezzati pianisti della scena jazz romana, ridotto a lavorare come rider per fare fronte alla crisi dei lavoratori del mondo dello spettacolo. Continua a mietere vittime «collaterali» – e siamo solo all’inizio – questa pandemia i cui effetti devastanti legati a chiusure e restrizioni si stanno abbattendo su quei settori – ristorazione, spettacolo, per fare due esempi – che più di tutti necessitano della ripresa della vita sociale. In caso contrario li attende il baratro.



Il pianista si reinventa rider per colpa della pandemia

A fare i conti con la crisi ci sono migliaia di musicisti, tecnici del suono, attori teatrali e tutto il comparto ad essi legato, rimasti senza un’entrata mensile. E allora ci si reinventa, ci si arrangia, si accetta qualsiasi tipo di lavoro purché paghi un minimo. Come il mestiere del rider, i nuovi schiavi comandati da un’app che corrono da un capo all’altro della città per consegnare cibo; come è capitato ad Urso, che aveva temporaneamente accantonato la sua carriera di pianista per racimolare qualche soldo consegnando cene ordinate online.

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Morto mentre spingeva la propria auto

E così è morto, colpito da infarto mentre spingeva la propria auto d’epoca rimasta in panne mentre stava lavorando. E’ successo domenica 10 gennaio in via Madrid, nella zona di Roma 70. Rimasto a piedi con la sua amata vettura, una Fiat 750 special d’epoca, Adriano Urso ha provato a spingerla con l’aiuto di due cittadini nel tentativo di rimetterla in moto e portare a termine il lavoro. Lo sforzo ha però stroncato il musicista, che si è accasciato per terra ed è venuto a mancare tra le braccia dei due che lo avevano aiutato a spingere. Quando i mezzi di soccorso sono arrivati non c’era già più nulla da fare: ai medici non è rimasto altro che constatare il decesso del pianista costretto a reinventarsi come rider per poter sopravvivere alla crisi. 

Lo ricordano così

Il Cotton Club Roma lo ricorda così: «Ha dedicato la sua vita alla musica ed è scomparso prematuramente. Ci ha deliziato con la sua elegante presenza e con la sua incredibile capacità di arrangiatore e pianista, il Cotton Club ed il Village Celimontana sono stati la sua “casa” negli ultimi anni», scrivono su Facebook. «Un uomo dolce, di grande cultura, che parlava con una cordialità di altri tempi usando termini della lingua italiana a dir poco in “disuso”. Ha studiato con grande passione la musica ed ha raggiunto una conoscenza profonda e viscerale del jazz tradizionale, a cui ha dedicato la sua nobile esistenza. A volte eccessivo, legato in maniera assoluta ai tempi passati, ha lottato e dato grande risalto alle bellezze, sempre meno apprezzate, del “vecchio mondo”».

Cristina Gauri

 
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1 commento

  1. perchè non capita mai ad un MALEDETTO POLITICO,di ritrovarsi
    a tribolare per cucire il pranzo con la cena?

    sono queste esperienze di vita,che dovrebbero passare TUTTI,prima di poter governare:
    a cominciare da mattarella,
    proseguendo fino all’ultimo dei ministri,deputati,sindacalisti e senatori.

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