Milano, 9 dic — In principio fu Lopalco in Puglia con Emiliano, poi arrivò la candidatura di Andrea Crisanti alle politiche con il Pd, ora anche Fabrizio Pregliasco entra nella contesa elettorale alle amministrative lombarde con Majorino. «Non manca più nessuno, soltanto non si vedono i due liocorni», per citare una famosa canzone. Papà Nazareno se li è accaparrati (quasi) tutti, i virologi-star da salotto televisivo; ma non azzardatevi a dire che le folli restrizioni introdotte in tempo pandemico (quelle che ci hanno permesso di piazzarci ai primi posti tra i Paesi con la mortalità da Covid più alta) erano motivate da ragioni politiche. Qui solo la scienzah parla.

Pregliasco si candida con il Pd

«Mi è stato chiesto di farmi avanti da diverse realtà del Terzo settore, vista la mia esperienza ultra decennale in Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze) prima come volontario poi come presidente. E poi certo, ho parlato a lungo con Pierfrancesco Majorino. Ci ho pensato su un po’ di tempo e alla fine ho deciso: mi candido a consigliere regionale della Lombardia nella lista civica con il candidato presidente del centrosinistra», spiega al Corriere.

Ed è pure capolista

Non solo lo hanno candidato, ma è pure capolista: uno scienziato dello spessore di Pregliasco, uno che in tv argomenta le proprie tesi a suon di dogmatici «ahahahaha, ma lei non capisce niente», «ahahaha, ma stia zitto» e «ahahha, ma si vergogni, non è vero». Uno che l’anno scorso ci ha preso tutti per coglioni cantandoci la versione vaccinale di Jingle bells assieme agli altri luminari Bassetti e Crisanti, gli elfi della Pfizer che davano del rincoglionito al premio Nobel Montagnier, buonanima, e nel mentre ci facevano sapere che «per il calo dei contagi, dosi anche ai Re Magi».

A breve il Covid compierà ufficialmente tre anni, e il potere di persuasione pandemica di Pregliasco e company si affievolisce ogni giorno che passa. Come la luce di un lumino cimiteriale. Non sapendo più chi terrorizzare e a chi rivolgere i propri diktat, dopo una stagione di assoluto strapotere, figuriamoci se si lascia scappare l’occasione di acquisire nuovamente rilevanza. E che rilevanza.  

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. A questo gli inietterei 10 dosi di pseudo vaccino pseudo Covid 19 in una sola volta. E poi starei a vedere la reazione. Naturalmente, schiattando dalle risate…

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