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Torino, 5 mag — Il rapper immigrato Sofian Naich, in arte Kaprio, è stato «graziato» dal giudice davanti al quale era comparso per la detenzione di una ingente quantità di sostanze stupefacenti: il ragazzo fa il musicista, l’hashish gli serve per stimolare la sua creatività. 



Il rapper ha mezzo chilo di droga in casa ma il giudice lo grazia

Naich, tra le altre cose, è uno dei giovanotti accusati di aver devastato e saccheggiato le vetrine dei negozi di lusso nell’ottobre scorso a Torino. In quell’occasione, mentre in piazza Vittorio Veneto cittadini, commercianti, imprenditori manifestavano pacificamente e con autorizzazione della questura contro tutti quei provvedimenti anti-covid che stanno per lasciare in ginocchio il Paese, in Piazza Castello si coagulavano schiere di antagonisti dei vari squat cittadini accompagnati, nelle retrovie, dai «fratelli migranti» ingolositi dal contenuto delle vetrine griffate del centro cittadino. Wannabe giovani Balotelli desiderosi di rivalsa sociale ottenuta riempiendosi le tasche di beni di lusso. All faccia dell’integrazione, insomma, ecco i personaggi per cui la sinistra batte il ferro dello ius soli.

Black Brain

Era per “uso personale” 

Le forze dell’ordine avevano trovato la sostanza stupefacente nella casa del rapper proprio nel corso delle perquisizioni che avevano seguito le devastazioni. Non proprio qualche grammo: 2005 dosi medie singole di hashish e 678 di marijuana. Ben 134 volte la quantità massima consentita di stupefacente. Nonostante questo, il giudice lo ha ritenuto un “quinto comma”, applicabile per “l’uso personale e la modesta entità”. Se l’è cavata con 10 mesi di reclusione, doppi benefici di legge (sospensione condizionale e non menzione della condanna) e l’immediata liberazione.

Le motivazioni del giudice

«Naich risulta comporre musica rap con il nome d’arte di “Kaprio” — questa la motivazione del giudice — ed è noto come in certi contesti e ambienti artistici vi sia un uso piuttosto disinvolto delle sostanze stupefacenti, soprattutto quelle leggere ritenute idonee a favorire la creatività artistica. Deve dunque ritenersi plausibile che il giovane detenesse lo stupefacente tanto per uso personale quanto per le cessioni finalizzate a un consumo di gruppo». Siccome non è stato trovato denaro nell’abitazione del rapper, «l’attività dell’imputato risulta quanto meno in parte illecita, ma dai contorni ridimensionati tali da poter applicare il 5° comma, nonostante il considerevole quantitativo detenuto. Si tratta di detenzione a fine di cessione di una sola parte, verosimilmente a titolo gratuito, comunque non a fine di lucro».

«La droga che mi è stata trovata era mia, ma non l’ho mai spacciata, è per uso personale», si era così giustificato il rapper. `«Venivano molte persone a casa mia, ospito artisti, qualche volta ho dato qualcosa ai miei amici. Il bilancino lo uso per le mie dosi e per quelle degli amici. Non l’ho mai venduto ad altri». La droga, è scritto nella sentenza, «costituiva la scorta prima che con l’imminente lockdown diventasse più difficile procurarsela. Per la giovanissima età, l’incensuratezza, il buon comportamento processuale, possono essergli riconosciute le attenuanti generiche». Ricordatevene quando vi multeranno perché siete tornati a casa tre minuti dopo le 22.

Cristina Gauri

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6 Commenti

  1. Il rapper se l’ è cantata a tutto spiano e il magistrato ha deciso che è un artista! Robe da chiodi.

  2. PORK….
    questo paese salterà per aria fin sulla luna,un giorno di questi:
    e non ci manca nemmeno tanto.

  3. mettete in galera anche il giudice:
    è chiaramente una associazione a delinquere,finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

  4. cantava fabri fibra : “in italia , sei nato e morto qua nel paese delle mezze verità” , solo qui , questo sono minus-strati ch detengono il potere come i feudatari del medioevo signoreggiavano e spadronbeggiavano sulle libertà e sull giustizia del volgo

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