Venezia, 10 lug – Alla fine l’impegno della sentinella antifascista Paolo Berizzi di Repubblica ha dato i suoi frutti. Grazie al polverone suscitato dalla sua scoppiettante inchiesta sulla “spiaggia fascista” di Chioggia, adesso il titolare dello stabilimento Punta Canna, Gianni Scarpa, sarà costretto a rimuovere i cartelli con le frasi di Mussolini affissi tra una sdraio e un ombrellone, che finora non avevano mai dato alcun fastidio alla clientela. A meno di 24 ore dall’articolo apparso sul quotidiano di De Benedetti infatti, arriva un’ordinanza firmata dal prefetto di Venezia, Carlo Boffi, “per l’immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” all’interno dello stabilimento. Sempre nell’ordinanza, si intima a Gianni Scarpa di “astenersi dall’ulteriore diffusione di messaggi contro la democrazia“.

Tempistiche, modalità e linguaggio che sembrano quasi un omaggio all’impegno di personaggi come Laura Boldrini ed Emanuele Fiano, visto anche che la proposta di legge liberticida del deputato Pd proprio oggi approda alla Camera. Le motivazioni della Prefettura poi, sembrano quasi un comunicato di Anpi e centri sociali: “il pericolo concreto ed attuale che la persistenza di tali comportamenti possa provocare esplicite reazioni di riprovazione e sdegno nell’opinione pubblica, così vivamente turbata, con conseguenti manifestazioni avverse e di riflesso, il rischio di turbative dell’ordine pubblico”. Opinione pubblica che consisterebbe principalmente nei lettori Repubblica, visto che come già più volte sottolineato, i cartelli in stile “gita a Predappio” affissi dal gestore da ormai parecchio tempo non avevano mai creato problemi di nessun genere.

In tutta questa polemica dai toni surreali, l’unico segnale di discontinuità arriva dal vicesindaco di Chioggia, Marco Veronese, l’unico che non sembra perdere lucidità: “Perché sprecare le già risibili risorse di uomini della Polizia in cose come queste, invece di occuparsi del controllo degli abusivi in spiaggia per il quale la polizia locale non riesce a far fronte?”. Domanda più che legittima, a fronte di una polemica che definire sterile sarebbe davvero poco, se non fosse per l’intervento a dir poco repentino della Prefettura.

“Certo – prosegue il vicesindaco – qualcuno ravvede il reato di apologia al fascismo, ma è un questione folkloristica un po’ borderline, di cui nessuno tra i turisti, che credo non siano tutti di destra, e i residenti si è mai lamentato. Lo stabilimento, per quello che so, non ha avuto mai problemi di ordine pubblico o altro. Si sapeva che il titolare era un “personaggio” con simpatie di destra, stravagante, eccessivamente goliardico. Tutto qui”.

 

Davide Romano

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