omofobiaRoma, 3 nov. – Esponenti politici come Salvini, Meloni, Giovanardi. Ma anche dell’imprenditoria e dello spettacolo come Dolce e Gabbana o Cristiano Malgioglio. Sono solo alcuni dei nomi che figurano su “Riro“, il “Registro italiano omofobi e razzisti“, il nuovo sito contenente qualcosa di simile a “liste di proscrizione“, o più semplicemente a degli elenchi, di chi si sarebbe macchiato di razzismo e omofobia. Al suo interno non solo personaggi famosi, ma anche semplici utenti di social network “colpevoli” di commenti “inappropriati”. Non poteva mancare ovviamente il presidente della Figc, Carlo Tavecchio.

La fondatrice del sito ha spiegato in un’intervista Facebook a Gay.it l’obiettivo del registro. “Non basta essere contro il matrimonio gay o la legge anti omofobia: questa è solo una opinione. Se invece vengo a controllare il profilo e trovo che ti occupi spesso dell’omosessualità e qualsiasi tuo apporto alla faccenda è contrario alla loro esistenza o ai loro diritti allora sì: in teoria, qualsiasi cosa contraria alla libertà omosessuale è omofoba, tuttavia, l’Italia è ancora assai conservatrice rispetto all’omosessualità”. Il sito invita ad una “delazione responsabile“, ovvero invita a fare i nomi di persone conosciute che abbiano atteggiamenti razzisti od omofobi, ma sempre adducendo delle prove: una foto, un gadget etc. Riro offre anche la possibilità di “autosegnalarsi”, ovvero di dichiarare la propria omofobia. Per essere cancellati dagli elenchi, si legge nelle faq del sito, è invece necessario superare il “test di antirazzismo“. Siamo alla pazzia verrebbe da dire, o che si tratti du una bufala o di uno scherzo ben riuscito. Fatto sta che il sito si inserisce perfettamente nel clima di caccia alle streghe rivolto contro chi non accetti il pensiero dominante in materia di “diritti civili“. Non mancano fortunatamente anche le critiche da parte del mondo gay, in molti scrivono per accusare Riro di utilizzare “gli stessi metodi dei nazisti e di chi perseguitava gli omosessuali”. riro


Lo stesso sito sottolinea lo scopo difensivo di tale iniziativa. “RIRO è un modo di difendersi dalle persone pericolose che ogni giorno cercano volontariamente o involontariamente di fare del male al prossimo. Ogni sistema di controllo coercitivo del prossimo è stato caratterizzato da alcune terribili circostanze, come il marchio…Lo scopo di RIRO è ritorcere quest’arma contro le persone che sono figlie di quel tipo di comportamenti, come razzisti, omofobi e altra gente simile, RIRO e le persone che inseriscono i nominativi non cercano vendetta, ma come fratelli uniti, insieme avvisiamo altri fratelli della pericolosità di determinate persone, così che si possa starne alla larga, evitarle, emarginarle“. Insomma alla fine cosa vuoi che chiedono i nostri amici gay-friendly di Riro? Solo un’emarginazione sostenibile, educata, normale, per chi si oppone alla santa battaglia per i diritti degli omosessuali. Che si tratti di uno scherzo o meno, purtroppo non è così lontano dalla realtà.

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