sanita-deficitRoma, 23 ott – Di conferma in conferma, ormai la teoria per la quale la sanità sia il bancomat del governo si sta trasformando in una conclamata verità.

Sanità in deficit

Le ultime novità, inserite nella finanziaria, riguardano  le regioni soggette a piani di rientro. Quelle regioni – specialmente nel meridione, ma per il nord vale l’esempio del Piemonte – cioé in cui i conti sono, più o meno strutturalmente, in rosso da anni e sulle quali i tagli del governo pesando più che sulle altre. Non solo però: rispetto ai 113 miliardi promessi, quest’anno la legge di stabilità destina al fondo sanitario non più di 111 miliardi: uno in più rispetto all’anno scorso, ma di questi almeno 800 milioni sono vincolanti per l’erogazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza.


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Aumenti di tasse e ticket

Meno risorse, dunque, rispetto a quelle richieste – e stimate necessarie dai governatori che, ieri, hanno incassato le dimissioni di Sergio Chiamparino. Governatori che devono fare i corti con una coperta tanto corta da sembrare ormai poco più di un plaid. Tanto che l’unica leva rimasta per gli enti locali sarà quella fiscale. E’ vero che le addizionali regionali sono congelate, “fatta eccezione per situazioni straordinarie legate all’addizionale regionale per le Regioni in eventuali disavanzi sanitari” ha però precisato il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti. Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia dovranno così fare i conti con un probabile aumento della pressione fiscale.

E le altre? Nell’impossibilità di non poter manovrare gli zerovirgola aggiuntivi su Irpef o Irap, le risorse dovranno comunque essere trovare da qualche parte. Si ventila a questo punto la reintroduzione dei ticket. Che potrebbero tornare perfino nelle regioni in disavanzo laddove le addizionali sono già ai massimi. Cornuti e mazziati.

Aumento delle addizionali, reintroduzione dei ticket. Sanità nell’occhio della forbice dei tecnici ministero dell’Economia, alle prese con la ricerca delle coperture per poter arrivare al taglio delle tasse. Ma se l’alternativa è la partita di giro con una mano che dà e l’altra che toglie (specialità di Renzi dagli 80 euro in avanti), allora tanto varrebbe lasciare tutto dov’è per non doversi affannare in propositi pseudorivoluzionari.

Filippo Burla

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