Roma, 16 mag — Sbarchi senza sosta. Un fiume di clandestini, quasi mille, invade da 48 ore una Lampedusa già al collasso. Dal molo Favaloro partono senza soluzione di continuità le motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza per recuperare i passeggeri delle piccole imbarcazioni che partono in massa dalle coste della Libia, ora favorite dal bel tempo e dal mare calmo. Solo nelle ultime ore, sono 269 gli immigrati approdati sull’isola, a bordo di tre differenti barchini intercettati poco lontano dalla costa. A cui si sommano i 631 clandestini arrivati in poche ore lo scorso sabato.

Tre sbarchi in poche ore

Erano in 106 sulla prima barca fermata a circa quaranta miglia dalle coste lampedusane; 37, invece i clandestini a bordo dell’imbarcazione intercettata dalle Fiamme gialle a due miglia da Capo Ponente. Dei tre sbarchi il più consistente contava 126 uomini, provenienti da Bangladesh, Pakistan, Marocco e Tunisia. Il barcone, come da prassi era stato lasciato alla deriva dagli scafisti, a circa 30 miglia dalla costa. Dopo i primi controlli sanitari, i clandestini sono stati traferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola.

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Il sindaco di Lampedusa lancia un appello 

Dato il drammatico susseguirsi degli sbarchi, sabato il sindaco di Lampedusa e Linosa Totò Martello aveva lanciato un appello. «Nelle ultime 48 ore a Lampedusa sono arrivate 631 persone a bordo di 17 imbarcazioni. Dal momento che in alcuni casi le operazioni di soccorso dei migranti sono avvenute in mare, due imbarcazioni sono rimaste alla deriva e mi sono state segnalate dai pescatori». La presenza delle imbarcazioni degli scafisti, fa sapere, è rischiosa per i pescherecci e per «l’incolumità degli stessi pescatori e, se dovessero affondare, rappresenterebbero anche un problema dal punto di vista ambientale: è necessario un intervento immediato da parte delle autorità competenti per recuperarle e trainarle in porto». inoltre, conclude il sindaco, «con le condizioni meteo di questi giorni e il mare calmo è probabile che arrivino altre imbarcazioni: se si ripeteranno operazioni di soccorso in mare aperto bisogna evitare che altre barche restino alla deriva».

Cristina Gauri

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