immigrazione scafistiPalermo, 23 dic – “Noi siamo dei business man, nessuno sale sui gommoni se non abbiamo i nostri dinari”. Così si vantavano della loro losca attività tre scafisti extracomunitari arrestati ieri su mandato della Procura distrettuale antimafia di Palermo. E ne avevano ben donde: 2400 euro a testa il prezzo minimo per ogni traversata, spiegano gli inquirenti, che accusano i tre di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Fra gli arrestati anche l’organizzatore del viaggio che, nel febbraio scorso, è costato la vita a circa 300 persone.

Le indagini sono partite da un telefono satellitare ritrovato a bordo di un gommone. Da lì, con un lavoro certosino, i magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia hanno potuto ricostruire la rete dei trafficanti scafisti. Altre 10 persone, anch’esse attivamente coinvolte nell’organizzazione dei viaggi attraverso il Canale di Sicilia, rimangono attualmente latitanti in Libia. Proprio il paese nordafricano, com’è noto, sarebbe la base operativa da cui si diparte il mesto traffico. Lo spiegano alcuni sopravvissuti alle traversate, che nelle deposizioni rese raccontano particolari agghiaccianti: “Per due settimane siamo stati rinchiusi in una casa di campagna in attesa dell’imbarco. Stavamo in una casa vigilata da uomini armati, ci tenevano come prigionieri, non potevamo neanche discutere a voce alta perché subito arrivavano i guardiani a minacciarci con le armi”, e ancora: “Durante la navigazione ho visto morire di freddo molti miei compagni, ci avevano dato delle coperte di plastica per ripararci, a turno si poteva entrare nell’unica cabina dell’imbarcazione, entravamo cinque alla volta, non c’era spazio per tutti”.

Oltre alla gestione delle tratte, i tre scafisti sono accusati anche di aver favorito numerose evasioni dai centri di accoglienza dell’isola, garantendo supporto logistico per gli immigrati che dovevano mantenere la clandestinità. “L’organizzazione criminale aveva una base operativa in Sicilia che si occupava del trasferimento dei profughi dall’isola al Nord Europa”, spiegano i magistrati nell’ordinanza di carcerazione. Un vero e proprio servizio integrato, a dimostrare che l’organizzazione dietro il fenomeno dell’immigrazione incontrollata non è qualcosa di occasione ma una vera e propria attività d’impresa, strutturata e gestita come fosse una vera e propria multinazionale. Con incentivi statali.

Roberto Derta

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