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Taranto, 16 gen – Le Ong hanno vinto anche questa volta. E’ arrivata stamattina alle 8 nel porto di Taranto la nave Ong Sea Watch 3. Sull’imbarcazione era trasportato il “prezioso carico”  di 119 immigrati recuperati in 3 operazioni nella giornata di giovedì scorso. Ad attenderli al molo era predisposta l’organizzazione di prima accoglienza ed assistenza del Comune di Taranto, Croce Rossa, 118 e organizzazioni di volontariato. Seguendo l’iter consueto, gli immigrati verranno poi trasferiti all’hotspot del porto di Taranto per la procedura di identificazione e fotosegnalamento. Qui resteranno per un massimo di 72 ore prima di essere destinati ad altre località. Sea Watch si affretta a specificare su Twitter che “il viaggio degli uomini e delle donne a bordo continua” e chiede che “i diritti delle persone che sbarcheranno siano rispettati anche nell’ambito dei negoziati ad hoc”.

Gli immigrati festeggiano

Ieri sera la Ong twittava le fotografie dei clandestini festanti alla notizia dell’assegnazione del “porto sicuro”:

L’ennesima calata di braghe del governo italiano era arrivata nella giornata di martedì 14 gennaio, quando il Viminale aveva annunciato in una nota che “In seguito alle richieste avanzate, all’Open Arms  (con 118 clandestini a bordo) e alla Sea Watch 3 sono stati assegnati, rispettivamente, i porti di Messina e Taranto“. Il comunicato chiariva che “Francia, Germania, Portogallo e Irlanda hanno già dato la loro disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo a bordo”.

Anche la Open Arms è servita

La nave della Ong Open Arms è invece attraccata nel pomeriggio di ieri al porto di Messina. I 122 immigrati irregolari, recuperati dalla nave al largo della Libia, sono sbarcati al molo Norimberga, dove sono stati accolti da medici, volontari e forze dell’ordine. Tra loro si segnala paresenza di due donne in gravidanza e tre famiglie con bambini. Verranno trasferiti nel centro di prima accoglienza dell’ex caserma Gasparro per l’identificazione, poi saranno ricollocati. “Dopo 5 giorni, siamo in un porto sicuro. Più di 100 vite, madri, figlie, ragazzi, si lasciano alle spalle la violenza per una nuova vita in Europa”, ha twittato Open Arms.  

Una raccolta fondi per riparare la nave

Qualche giorno fa il patron della Ong Oscar Camps aveva lanciato un appello per una raccolta di fondi da utilizzare per la ristrutturazione della nave, in grave stato di obsolescenza, o l’acquisto di una nuova. “Operiamo con un rimorchiatore del 1974, che così com’è non può affrontare operazioni di soccorso nel Mediterraneo. I guasti sono continui e dobbiamo fare riparazioni provvisorie, perché quelle strutturali sono costosissime”.

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. Poi finisce che qualunque governo di sinistra,centro o destra che sia li regoralizza tutti.
    Io sto detestando questo paese ormai in preda al liberaldeboscioprogressismo.