Pozzallo, 19 mar – Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e associazione a delinquere. Con queste accuse è stata fermata la nave dell’ong Proacriva Open Arms che nei giorni scorsi aveva fatto sbarcare oltre 200 clandestini sulle coste di Pozzallo, in provincia di Ragusa. Erano persone salvate da un naufragio avvenuto a 70 miglia al largo delle coste della Libia, che però sono state sottratte alle autorità libiche.
L’imbarcazione spagnola, infatti, era fuggita dall’inseguimento di una motovedetta libica e per quasi 48 ore ha girovagato nel Mediterraneo in attesa di un “porto sicuro” dove approdare. Stando a quanto riferisce Proactiva Open Arms i libici avrebbero minacciato di aprire il fuoco, ma la Guardia costiera smentisce. Sulla vicenda si è aperto un caso diplomatico che si è risolto dopo che il governo spagnolo ha fatto richiesta formale a quello italiano affinché venisse data l’autorizzazione all’ong di far sbarcare i 218 clandestini a Pozzallo.
Ora la nave è stata sequestrata dalla Procura di Catania, diretta da Carmelo Zuccaro, già noto per aver sollevato il velo dell’ipocrisia che regna sul mondo delle ong. Non ci sarebbe stata solo un’azione da stato di necessità, come dice l’ong, con l’intento di salvare vite umane dietro la fuga dalle autorità libiche da parte di Proactiva Open Arms: la procura ipotizza che dietro ci sia un progetto preciso di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali. La Guardia costiera italiana sottolinea che il coordinamento era stato “assunto dalla Guardia Costiera libica” e che la Ong ne era a conoscenza, ma che ha deliberatamente scelto di fuggire coni migranti a bordo. Avrebbe inoltre tirato dritto verso le coste italiane nonostante Malta avesse dichiarato la sua disponibilità a far sbarcare i casi più gravi a bordo.
Un avviso di garanzia è stato notificato a tre indagati: il comandante, il coordinatore di bordo e il responsabile spagnolo dell’Ong, in corso di identificazione. Immediata la replica di Procativa Open Arms, per voce del suo fondatore Oscar Camps, che in un tweet ha affermato: “Impedire il salvataggio delle vite in pericolo in alto mare con lo scopo di riportarle con la forza in un paese non sicuro come la Libia è in contrasto con lo Statuto dei rifugiati dell’Onu”. Va tuttavia precisato che long spagnola in questione aveva firmato il codice di condotta imposto dal Viminale, che prevede di “non ostacolare la guardia costiera libica nelle acque territoriali o dove sono autorizzati a svolgere le proprie attività”.
Anna Pedri
 

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