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Torino, 16 set – Aveva reso un inferno la vita della giovane fidanzata italiana. Ora un senegalese dovrà rispondere dei reati di atti persecutori e violenza privata e sarà denunciato per lesioni personali, violazione di domicilio, minacce ed appropriazione indebita. L’edificante vicenda – che per l’ennesima volta fa luce sulla concezione di «rispetto per l’altro sesso» in voga tra gli allogeni da poco sbarcati entro i nostri confini – ha per protagonista e vittima una giovanissima torinese, perseguitata, vessata, minacciata picchiata dall’ex compagno di origini senegalesi con il quale aveva avuto una storia, da qualche tempo conclusa.



Gelosia patologica

La ragazza viveva in un incubo creato dalla gelosia patologica dell’immigrato: l’uomo le impediva di indossare vestiti femminili, minacciandola di sfregiarla con l’acido o di rasarle a zero i capelli nel sonno se lo avesse tradito o se si fosse vestita in modo «provocante». Arrivata al limite della sopportazione, la giovane aveva interrotto la relazione, peggiorando, se possibile, la propria situazione. Il senegalese, ben lungi dall’accettare la rottura, non le aveva mai restituito le chiavi di casa, la perseguitava presentandosi sotto la sua abitazione ad ogni ora del giorno e della notte, le telefonava anche venti volte al giorno minacciando di ucciderla e togliersi la vita.

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Una persecuzione senza fine 

La situazione era degenerata fino all’aggressione fisica, avvenuta ai primi di settembre, quando l’immigrato aveva mandato all’ospedale la ex che in quell’occasione aveva riportato ferite guaribili in 10 giorni. Non pago, la settimana successiva l’uomo si era introdotto in casa di nascosto ed aveva tentato un approccio sessuale con la ragazza, che lo aveva messo in fuga con le proprie urla. Fino ad arrivare a qualche giorno fa, quando la giovane aveva sorpreso il senegalese nel proprio appartamento. L’uomo non solo non mostrava intenzione di andarsene, ma aveva preteso che la ragazza le mostrasse il cellulare e il registro delle chiamate. Al rifiuto della ex l’africano le aveva sottratto il telefono e aveva tentato la fuga. Ne era seguita una colluttazione, nella quale la giovane era rimasta ferita. L’uomo, dopo essersi allontanato, si era accorto di aver dimenticato il proprio smartphone. Una dimenticanza che gli è costata l’arresto perché, una volta tornato sui propri passi, ad attenderlo c’erano gli agenti, intervenuti dopo la segnalazione del vicino di casa. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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