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Venezia, 28 gen – Si è ucciso gettandosi dal terzo piano dell’alloggio popolare Ater in cui abitava. Riccardo Festari, messo comunale in pensione, non ha retto alla disperazione dopo aver ricevuto un avviso di sfratto dall’abitazione in cui aveva vissuto per 40 anni, e si è tolto la vita. Sulla sua morte indaga ora la Procura di Venezia che ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo. Lo riporta Il Gazzettino.

Il suicidio

La tragica vicenda ha avuto luogo lo scorso 25 gennaio, in zona Santa Marta in calle delle Terese (Venezia). Festari, 76 anni, approfittando dell’assenza della moglie, si è lanciato dal balcone del proprio appartamento, schiantandosi al suolo nei pressi di un campetto da basket, sotto gli occhi di alcuni studenti universitari impegnati in una partita. Sono stati proprio loro a chiamare i soccorsi. L’intervento del personale medico sanitario a bordo dell’ambulanza, accompagnato dai carabinieri del nucleo natanti, è stato però vano. L’uomo è deceduto pochi minuti dopo la caduta. Per lui non c’è stato più nulla da fare.

Due lettere

I coniugi Festari figuravano tra i 1500 inquilini Ater destinatari di due preoccupanti comunicazioni da parte dell’azienda per l’edilizia popolare: la prima riguardava il ricalcolo del canone di affitto, mentre nella seconda gli era stato notificato un preavviso di sfratto di due anni. Il signor Riccardo aveva vissuto in quell’appartamento per 40 anni, crescendovi anche i figli, Michela e Luca, e investendovi i suoi risparmi per sistemarlo.Egli era infatti dif tra i componenti del Comitato degli inquilini di Santa Marta, che chiedeva ad Ater e comune di poter acquistare gli alloggi a prezzi equi.

L’Ater smentisce

Intanto la Procura, ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. L’Ater ha smentito le accuse di familiari e amici, che imputano il gesto dell’uomo al peso delle preoccupazioni per l’imminente sfratto. Riccardo Festari aveva 26 mila euro di Isee e 50 mila euro in banca, e di quella lettera ne aveva fatto una malattia. “La depressione aveva preso il sopravvento, faceva discorsi strani sul suicidio, viveva l’angoscia di dover abbandonare la casa – racconta un amico del suicida -. Era stato in cura più volte, io stesso avevo chiamato in Psichiatria raccontandogli di quel che mi diceva quando ci vedevamo, e cercavo di distrarlo. I familiari mi hanno raccontato di aver chiesto al Reparto che venerdì non lo dimettessero”. “Riccardo Festari non rischiava lo sfratto”, sostiene invece l’Azienda, anche perché “la Regione mesi fa aveva annunciato di aver alzato a 35 mila euro il tetto di 20 mila di Isee oltre al quale si perde il diritto all’alloggio”.

Cristina Gauri

1 commento

  1. Se va avanti così si comincerà anche a rimpiangere la vera Unione Sovietica, in particolare Nikita Kruscev e le sue krusciovke (case popolari dove ancora oggi la gente sopravvive dignitosamente, senza suicidarsi, senza valutazioni Isee fuori dalla realtà).
    Un nostro conterraneo ha praticato autonomamente l’ eutanasia e purtroppo rappresenta la punta di un iceberg: anziani abbandonati a loro stessi, ingabbiati da ingratitudine, speculazione e disvalori !!

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