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adriano-sofriRoma, 21 mar – Ah, quant’era bello il caro vecchio imperialismo. Adriano Sofri proprio non ne può più di un mondo senza una “polizia internazionale”. L’idea del globo multipolare, dell’assenza di un centro direzionale unico, fa orrore al fondatore di Lotta Continua (il movimento di estrema sinistra che ha fornito i quadri dirigenti di Forza Italia, per capirci). L’occasione per ricordarci quanto fosse bello il mondo ai tempi dei raid americani sulla popolazione civile di Belgrado arriva dalla visita in Italia di Garry Kasparov, il campione di scacchi già sostenitore indefesso di quel gran campione di democrazia e sobrietà che fu Boris Eltsin e oggi fra i più acerrimi nemici di Vladimir Putin.

Nell’articolo che gli ha dedicato sul Foglio, Sofri tratta il presidente russo semplicemente da dittatore, senza sfumatura alcuna. Il fatto che sia stato eletto regolarmente dal popolo e che goda di popolarità altissima è un dettaglio secondario. Del resto i liberali alla Sofri amano la democrazia solo quando decide per il bene. Quando decide per il male, allora occorre intervenire fregandosene della sovranità delle nazioni altrui dovrebbe essere questa la polizia internazionale di cui Kasparov e Sofri invocano l’intervento. Certo, persino Sofri è costretto ad ammettere che “il ruolo che gli Stati Uniti si sono a lungo assunti li ha fatti di volta in volta cadere di qua o di là del crinale stretto della difesa della libertà o della sua violazione”. Resta, tuttavia, il grande rammarico per il fatto che “gli Stati Uniti, benché in modo alterno, hanno preso atto della mutata condizione del mondo e dell’indigerita avventura irachena e, più o meno volentieri, si sono dimessi dal mestiere di gendarme e di poliziotto”. Anche perché, spiega Sofri, “il mondo non ha avuto mai tanto bisogno di una polizia, e non ne è mai stato così lontano”.

Già, è un vero peccato, per esempio, che nel caso siriano, esplicitamente evocato dal giornalista, Obama non sia andato fino in fondo, limitandosi a isolare, delegittimare, destabilizzare un governo senza tuttavia spingersi ai risultati luminosamente raggiunti in Libia, con le conseguenze radiose a cui assistiamo quotidianamente. Come rassegnarsi al fatto che solo parte della Siria sia oggi un santuario terroristico e fondamentalista, che non tutta quella nazione sia ridotta all’inferno sulla terra? Dev’essere dura, per Sofri, digerire simili ingiustizie. L’ex numero uno di Lc insiste: “Immaginare un mondo inesorabilmente senza una polizia, un mondo fuorilegge, è insensato quanto immaginare una città o una nazione senza polizia”. Nessuno gli spieghi, per carità, che in una nazione e in una città la polizia risponde a un organo politico centrale e legittimo, che ha il monopolio della forza, mentre non esiste ancora un governo mondiale in grado di esercitare le stesse funzioni su scala globale, fortunatamente. Per noi, almeno, mentre per Sofri questa assenza è un incubo a cui è difficile rassegnarsi. Ma guai a smettere di sognare: il mondialismo non trionferà da solo, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare. La lotta, in fondo, continua ancora.

Giorgio Nigra