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Ancona, 30 lug – I sei componenti della cosiddetta “banda dello spray” cioè Ugo Di Puorto, Raffele Mormone, Badr Amouiyah, Andrea Cavallari, Moez Akari e Souhaib Haddada, sono stati condannati a pene comprese tra i 10 e i 12 anni, contro le le iniziali richieste – da 16 a 18 anni – dei pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai. I giudici hanno ritenuto i giovani, tutti presenti al momento della sentenza, responsabili della strage al “Lanterna Azzurra” di Corinaldo, dove nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, in occasione del concerto del trapper Sfera Ebbasta, spruzzarono una sostanza urticante per rubare catenine e preziosi ai giovanissimi in attesa del concerto. La calca generata dal fuggi fuggi causò le morti di 5 adolescenti e della madre di una di loro. 

“La procura della Repubblica prende atto della decisione del giudice – ha così commentato la procuratrice capo Monica Garulli – e si riserva di valutare le motivazioni della sentenza quando saranno depositate: mi sembra doveroso sottolineare come grazie all’impegno e agli investigatori ci sia stata una celere risposta da parte delle Istituzioni dello Stato. La sentenza è infatti intervenuta a un anno e mezzo di distanza dai fatti”.

“Siamo delusi – ha dichiarato uscendo dall’aula il fratello di Benedetta Vitali – non ci aspettavamo questa decisione, siamo amareggiati. Aspettiamo l’altro processo”.

“E’ una sentenza importante, l’impianto accusatorio ha retto, a prescindere dal non riconoscimento dell’associazione per delinquere”. Queste le parole dell’avvocato Cristian Piccioli, legale della famiglia di Asia Nasoni, una delle vittime della strage, venuta a mancare a 14 anni. “Come parte civile riteniamo però che questo sia solo il primo tempo, ora arriva il secondo sulla sicurezza del locale e che coinvolge istituzioni, il gestore del locale, i proprietari. Ma una parte di giustizia è stata fatta“.

“Soddisfatti è una parola grossa e forse impropria in questo contesto perché tanto nulla potrà avere un valore restitutorio“, ha così commentato ad Adnkronos l’avvocato Luca Pancotti, legale della famiglia della vittima Emma Fabini, anche lei morta a 14 anni. «Siamo soddisfatti però per una cosa: la Procura e noi difensori della parte civile avevamo prospettato una ipotesi accusatoria, cioè che pur non esaurendo tutto il novero delle responsabilità, perché altre ce ne saranno da accertare, l’azione di questi ragazzi ha concorso a causare questa strage, ed è stato un apporto pieno, non solo una occasione causale. Questa tesi – conclude Pancotti – è stata recepita dal Tribunale, l’importante era che il fatto fosse ricostruito correttamente”,

“All’epoca mi sentivo il Dio del mondo, facevo uso di droghe, ma chiedo scusa. Vorrei essere aiutato”, aveva detto in aula, rivolgendosi al giudice Paola Moscaroli, Souhaib Haddada, uno degli imputati. “Non posso far niente per chi non c’è più – ha detto – ma non sono responsabile di quanto accaduto. In questo anno di detenzione ho avuto la possibilità di ravvedermi e spero mi giudichi per quello che ho fatto e non per quello che non ho fatto”. “Rabbia per condanna ingiusta, sono un essere umano”, ha spiegato Andrea Cavallari. Lo erano anche i sei morti della strage.

Cristina Gauri

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