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Roma, 2 ago – Nuovo annuario statistico della Ragioneria generale dello Stato, stessa storia da due decenni a questa parte. La partecipazione al consesso comunitario continua a costarci. Carissimo. Senza che la pandemia possa anche solo frenare la bramosia di Bruxelles: l’Italia rimane infatti contribuente netto dell’Ue anche nel 2020.



Italia contribuente netto Ue per quasi 7 miliardi

Il conto è, come sempre, salato. A fronte di versamenti al bilancio dell’Unione per 17,871 miliardi, ne abbiamo ricevuti indietro poco più di 11. La differenza di quasi 7 miliardi (6,787 per la precisione) è il costo più direttamente e immediatamente osservabile della nostra partecipazione all’Ue. Una distanza, quella fra addebiti e accrediti, che si colloca all’incirca sugli stessi livelli dei tre anni precedenti. Si conferma così una tendenza di medio periodo che ha visto il nostro saldo peggiorare sensibilmente dal 2017 in avanti. Se la media dal 2000 al 2016 era attorno ai 4/5 miliardi, da quell’anno in avanti è in pianta stabile vicina ai 7.

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Nel complesso, dal 2000 ad oggi l’Italia ha versato a Bruxelles quasi 110 miliardi in più di quanti (non) ne abbia ricevuti indietro. Un vero e proprio salasso che assomma in media a 5 miliardi l’anno (in costante aumento) e non ha accennato a ridursi nemmeno nell’anno della pandemia. Ci chiediamo: non sarebbe, a questo punto, stato meglio (sia per il 2020 che per il 2021) trattenere queste risorse ed utilizzarle in sostegno delle nostre attività produttive? Parliamo di un’economia che ha perso qualcosa come l’8,9% del Pil, battuta (tra le grandi nazioni europee) sono dalla Spagna.

Far rimanere l’Italia contribuente netto Ue – risorse, ripetiamo, che Bruxelles incassa e dirotta poi altrove – in una tale situazione continua a sembrarci una follia. Non saranno certo quei 7 miliardi a far cambiare la rotta ad un Prodotto interno lordo che recupererà i livelli pre-covid solo nel 2023. E però, di fronte (tra le altre cose) alla disoccupazione ritornata in doppia cifra, continuare a foraggiare il carrozzone comunitario ci pare perfettamente inquadrabile sotto la voce “spesa pubblica improduttiva”. Ma non sentirete mai nessun liberista lamentarsi di questo.

Filippo Burla

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