Roma, 16 dic – Il tampone obbligatorio per entrare in Italia potrebbe essere esteso agli italiani vaccinati per partecipare ai grandi eventi: lo dice Franco Locatelli. Il presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico-scientifico (fresco di proroga fino al 31 marzo) non lo esclude. Ma quindi il vaccino non basta più? E’ quello che giustamente si chiedono i vaccinati dotati di super green pass. I “vaccini contro il Covid proteggono”, ma per arginare in Italia la diffusione variante Omicron rimangono “necessarie misure e comportamenti adeguati, come l’uso della mascherina e il distanziamento”. Così Locatelli, ospite a Buongiorno su Sky TG24. L’esperto spiega che l’obbligatorietà del tampone anche per i vaccinati per accedere ai grandi eventi è “un’ipotesi da considerare se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare”.

Locatelli: “Possibile obbligo di tampone per grandi eventi” (ma non bastava il super green pass?)

“Va tutelato il vantaggio che è stato accumulato dal nostro Paese e soprattutto vanno protette le vite degli italiani”, dice il coordinatore del Cts, ribadendo che “la dose booster del vaccino conferisce buona protezione, ma condivido le riflessioni sulle misure non farmacologiche troppo spesso sottovalutate”. Commentando la stretta dell’Italia sugli arrivi e l’ira dell’Ue, Locatelli osserva che “la linearità del ragionamento di Draghi è assolutamente evidente. Le scelte voglio tutelare quella situazione di vantaggio che connota il nostro Paese. Le ritengo condivisibili e proporzionate al potenziale rischio. In Italia la Omicron ha una diffusione ancora limitata. Viene richiesto un tampone, non viene richiesto chissà cosa”. L’Ue come è noto ha chiesto all’Italia di giustificare il ricorso a restrizioni ulteriori, visto che il green pass è sufficiente per spostarsi nei Paesi membri. Anche perché la situazione nel nostro Paese – tra percentuale di vaccinati e numero di nuovi contagi – non è certo allarmante.

“Da considerare pure obbligo mascherina all’aperto”

Quanto all’obbligo di mascherina all’aperto, “alcuni sindaci – ricorda Locatelli – hanno già adottato questa misura. Prendo ad esempio Bergamo, che è la mia città, dove il sindaco Gori ha posto l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto in alcuni casi. Può essere una misura utile”. Obbligo a livello nazionale? “Credo che possa essere considerabile, è un’ipotesi possibile se dovesse esserci un ulteriore peggioramento” del quadro epidemiologico. Stiamo parlando sempre e soltanto dei contagi, ma Locatelli resta generico. Quello che dovrebbe allarmare sarebbe un aumento dei ricoveri in terapia intensiva. Aumento che non si registra perché oltre l’85% della popolazione è vaccinata con doppia dose.

Il coordinatore del Cts spinge per il vaccino ai bambini

Ma evidentemente questo a Locatelli non basta, infatti spinge a vaccinare i bambini dai 5 agli 11 anni. Il vaccino, sostiene, è “decisamente sicuro ed efficace e conferisce una protezione assai elevata”, sia “per le forme gravi che dalla sindrome multi-infiammatoria sistemica e dal long Covid”. Ciò si evince da “tutti i dati, sia dallo studio che ha portato all’approvazione, sia dall’impiego dei Paesi che hanno iniziato a somministrarlo prima di noi, come gli Usa”. “L’offerta del vaccino ai bambini è a orientata a proteggere la loro salute e a tutelare la loro frequenza a scuola e i loro momenti di socializzazione. Anche i bambini hanno pagato un prezzo importante a causa della pandemia. Il vaccino è una misura che viene offerta nel miglior interesse della salute fisica e psichica dei bambini”, sostiene l’esperto. Si tratta di un “atto d’amore” che rientra nella “sensibilità genitoriale”.

“Quarta dose? Non escludiamola a priori”

Infine sulla quarta dose, Locatelli consiglia di “non correre” ma di certo non la esclude. “Cominciamo a promuovere il più possibile la somministrazione della dose di richiamo”, la terza. “Quanto dura la protezione non lo sappiamo” ancora “e non abbiamo informazioni per fare previsioni solide in questo ambito”. “Non accostiamoci al problema con preclusioni né in un senso né nell’altro – suggerisce Locatelli – cioè non dando per certa la quarta dose e non escludendola a priori”. Una cosa però appare chiara: il super green pass è solo un odioso e odiato espediente per costringere al vaccino. Ma non protegge dal virus.

Adolfo Spezzaferro

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5 Commenti

  1. Ma gli Italiani non sono scemi sino a questo punto… vedere rifarsi la verginità sanitaria pubblica dopo aver perso da anni (!) in tanti la salute vera e il proprio reddito, come pure rimasugli di libertà, sa tanto di tampone nel didietro. Alla fine faremo anche i conti con i “vantaggi” accumulati da taluni novelli Poggiolini ed amici loro.
    Tempo al tempo.

  2. […] Ipotesi evocata oggi da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, blindato fino al 31 marzo grazie allo stato di emergenza de facto prorogato dal governo. Anche secondo Crisanti “sarebbe un cambiamento ragionevole” introdurre l’obbligatorietà del tampone per accedere ai grandi eventi, in aggiunta al green pass. “Basta che non mettano fra le possibilità il test antigenico”, afferma il virologo, indicando nei test molecolari gli unici davvero affidabile per individuare la presenza del virus nelle persone. […]

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