islamic_jihad_koran_rifleBolzano, 18 nov – Non sono rimasti in carcere neanche una settimana due dei 17 immigrati arrestati  all’alba di giovedì scorso nel corso della retata antiterrorismo svoltasi in Alto Adige, proprio un giorno prima dei terribili attentati francesi che hanno causato la morte di 129 persone.


Il gip di Trento Francesco Forlenza ha confermato la misura cautelare del carcere unicamente per 12 dei 17 presunti terroristi islamici che vivevano in case pagate dallo stato e godevano di migliaia di euro di sussidi in quanto rifugiati, ma raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare del gip di Roma che, dopo aver emesso l’ordinanza, dichiarandosi non-competente aveva passato il caso alla Procura distrettuale di Trento, quest’ultima competente anche per l’Alto Adige in materia di terrorismo. Il procuratore Giuseppe Amato e i sostituti Davide Ognibene e Pasquale Profiti hanno ridimensionato l’ambito delle misure cautelari rispetto alla richiesta avanzata dalla Procura di Roma. In particolare, è stata chiesta la custodia cautelare in carcere solo per 12 dei 17 presunti terroristi jihadisti che si erano avvalsi quasi tutti della facoltà di non rispondere.

Tre degli immigrati a cui non è stata confermata l’ordinanza sono ancora irreperibili, mentre due di loro, due curdi iracheni, si trovavano uno in carcere a Trento e uno a Bolzano. La scarcerazione ordinata dal gip è avvenuta perché a detta di Florenza non c’erano sufficienti elementi per confermare la detenzione.

Il guru di questa rete di terroristi internazionali, sarebbe il mullah Krekar, che si trova in carcere in Norvegia, mentre a Merano, città con la più importante comunità ebraica regionale, ci sarebbe stato un vero e proprio covo di adepti della Jihad che avrebbe fatto proselitismo all’interno della comunità islamica dell’Alto Adige, aiutando alcuni volontari a raggiungere le fila dell’Isis in Siria. A gestire la cellula jihadista meranese ci sarebbe stato il curdo Abdul Rahman Nauroz, al quale è stato confermato il carcere.

Tra i 17 musulmani arrestati nella retata, solo Mohamad Fatah Goran, che è uno dei due scarcerati, aveva risposto alle domande del giudice affermando: “non sono un terrorista”. Probabilmente, con il nuovo piano sicurezza che sta studiando il nostro governo, tanto è bastato per far liberare il giovane islamico. Ora attendiamo di scoprire quali astuzie stia studiando la magistratura e l’intelligence nazionale, per smascherare i veri terroristi e salvare la democrazia occidentale, magari interrogando musulmani sordomuti con l’infallibile tecnica del solletico…

Andrea Bonazza

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