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Roma, 25 gen – Si tratta di pura strategia, peccato che i suoi arcinemici non lo capiscano: a quattro giorni dalle elezioni, Matteo Salvini, tramite la citofonata fatta alla famiglia di tunisini residenti nella periferia bolognese, ha convogliato l’attenzione di tutti i media su di sé, e da 72 ore a questa parte sembra che il governatore uscente Stefano Bonaccini non esista. Nel bene e nel male, che si parli solo di lui.

Il leader della Lega è finito su tutte le prime pagine per aver scampanellato a una famiglia di tunisini dietro la “soffiata” di una signora lì residente, madre di un ragazzo morto per droga, per chieder loro conto del presunto spaccio di stupefacenti. Come sempre, l’opinione pubblica si è squarciata in due. Il garantismo c’entra assai poco, anche perché nessuno si è presentato armato di forcone sotto l’appartamento dei tunisini, invece qualcun altro ha preso a sassate l’automobile della signora denunciante.

La Tunisia s’indigna

Si è ovviamente messa in moto la macchina di indignazione e di protesta a gettone. Ai soliti noti si sono uniti anche molti politici tunisini che si sono stracciati le vesti per l’iniziativa del leader del Carroccio. Vien da ridere, ma è proprio così. L’ambasciatore della Tunisia, Moez Sinaoui, ha contattato la presente del Senato Casellati per esprimere la sua “costernazione per l’increscioso episodio”, parlando di “deplorevole provocazione, fatta in maniera illecita, senza rispetto per il domicilio privato di una famiglia tunisina”. Addirittura il vicepresidente del parlamento Osama Sghaier, intervistato a Radio Capital, ha parlato di “atteggiamento razzista e vergognoso che mina i rapporti tra Italia e Tunisia”, specificando che “i tunisini pagano le tasse che servono a pagare lo stipendio a Salvini”. Il deputato tunisino Sami Ben Adbelaali ha richiesto le scuse ufficiali, mentre l’Alleanza della associazioni di tunisini d’Italia ha annunciato querela.

I numeri della criminalità importata dalla Tunisia

Al 31 dicembre 2017, gli stranieri ospiti nelle patrie galere componevano il 34% dei detenuti totali. Questi stranieri provengono sia da altri paesi europei, sia da paesi extra Ue. Dall’Africa 9.797, di cui 3.703 marocchini e ben 2.112 tunisini. È un buon contributo al benessere e alla prosperità del popolo italiano? Ma proseguiamo. Per i reati contro il patrimonio, ossia i più diffusi, nel 2017 si trovavano in carcere 9.222 stranieri e 23.114 italiani, mentre nel 2015 gli stranieri erano 8.192 e gli italiani 21.721.

Appare evidente come il numero di stranieri in carcere aumenti maggiormente rispetto a quello degli italiani, senza dimenticarci ovviamente dell’ottimo apporto che la Tunisia ci concede gentilmente. Anche nel caso dei reati legati alla droga, che poi si intersecano con quelli riguardanti la detenzione di armi e l’associazione di tipo mafioso, si assiste al medesimo fenomeno: anno dopo anno, la popolazione carceraria straniera cresce maggiormente di quella italiana.

Indulti, scafisti e droga

Nel giugno 2018, l’allora ministro dell’Interno Salvini affermò che la Tunisia esporta galeotti, e partì la solita canea dei buoni contro i cattivi. Ebbene, come riporta l’European Council on Foreign Relations, ogni anno, in occasione dell’anniversario della Repubblica, il presidente tunisino dà dà l’indulto a un certo numero di detenuti. Nel 2017, lo concesse a 1.538 persone. Molti dei perdonati si trovano in carcere per reati legati alla droga. Ad essi si aggiunsero altri perdonati facenti parte della categoria dei piccoli criminali. Nel, 2017, i tunisini arrivati via mare in Italia erano 6.092, nei primi mesi del 2018 ben 2.889. Si tratta di oltre 8 mila persone in meno di due anni, e, sebbene essi non fossero tutti usciti di carcere per l’indulto del presidente, è evidente che la prassi del perdono presidenziale abbia influito sul numero di chi è partito verso l’Italia in cerca di una zona franca dove poter dare il meglio di sé.

Uno scafista che venne intervistato da La Stampa dichiarò che su dieci clandestini tunisini, due erano appena usciti dalle patrie galere, e questi sono quasi tutti consumatori di droga.

Ricordiamo poi la storia grottesca di Lazhar Amor Ben Torch, 40enne tunisino che al 2018 era noto alle forze dell’ordine italiane da ben 16 anni per una miriade di reati tra i quali alcuni legati alla droga. Tenne in scacco la città di Padova e riuscì a mettere in fila una quarantina di furti. Numeri da capogiro. Si è sempre dichiarato tunisino pur non possedendo un documento valido. Il procedimento di espulsione verso il suo paese non è mai stato possibile perché la Tunisia non lo riconosceva come suo cittadino. Peccato che egli vivesse in un appartamento dove aveva vissuto sino a poco tempo prima sua sorella, la quale appunto aveva il suo stesso cognome, che poi se ne era tornata a casa in Tunisia. Strano che a Tunisi dicano di non conoscere questo galantuomo mentre sua sorella è potuta tornare tranquillamente a casa propria, no?

Magari chi si è indignato potrebbe impegnarsi a tenere lontani da casa nostra i delinquenti clandestini di casa loro, ché a pagar lo stipendio a Salvini ci pensiamo noi.

Lorenzo Zuppini

8 Commenti

  1. Ed invece vi sbagliate.
    Tutti questi tunisini in galera sono una risorsa.
    Danno pane a ad una parte dei dipendenti delle strutture carcerarie e degli indotti, compresi avvocati e magistrati.

  2. Ma veramente l’opinione di tal Moez Something dovrebbe impensierirci? E’ un ambasciatore e rappresenta uno stato? E allora? Se soltanto vivessimo in una vera Nazione, essa conterebbe come il due di coppe quando comanda bastoni. Ma fatemi il piacere………..

  3. Come “scattano” quando li si tocca sugli stupefacenti…!! Su questo tema Salvini anticipa bene. Che piaccia o non piaccia… Lasciarlo solo su questo argomento cruciale è un enorme errore.

  4. Quello che l’articolo non scrive e che é bene conoscere.
    La reazione diplomatica per l’azione di Salvini é stata orchestrata a partire dal deputato tunisino Sami Ben Abdelaali, ex pupillo del corrottissimo Ben Alì in Tunisia, poi trasferitosi a Palermo (una nuova Castiglione?) ex intimo braccio destro di Crocetta a Palermo (lo mise a capo dell’IRCAC), manovratore di grandi flussi di denaro della Cooperazione Internazionale, indagato dall’Autorità Anticorruzione in Italia ed ora ritornato in Tunisia ed entrato a far parte di un nuovo partito tunisino nel Governo che dovrebbe essere all’antitesi dell’esperienza politica dell’era Ben Alì…………… Insomma un politico voltafaccia di professione, che per ritagliarsi visibilità mediatica ha preso subito la palla al balzo rispetto alla citofonata di Salvini. In Tunisia, qualora una madre conoscesse il nome del vicino di casa che, con la vendita di una overdose, ha ucciso il proprio figlio saprebbe come farsi giustizia. Perché la Tunisia é un Paese che non si é ancora piegato all’ideologia politica, dove valori arcaici, forse discutibili, ma di biblica memoria resistono ancora, e dove gli spacciatori di droga finiscono in galera per moltissimi anni.

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