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norman_atlantic-1979-kN1B-U10401173445396MaG-700x394@LaStampa.itRoma, 30 dic – Sacrificare se stessi per gli altri: per i greci, il popolo dei 300 spartani immolatisi alle Termopili, il concetto è abbastanza familiare. Per altri popoli, evidentemente, sembra esserlo di meno.



Raccontando a Repubblica del rogo del Norman Atlantic, di cui è stata testimone diretta in quanto passeggera, il soprano greco Dimitra Theodossiou ha aggiunto alcuni particolari significativi e agghiaccianti: “È stato un inferno, ho visto delle scene spaventose. C’erano degli uomini, iracheni, turchi, pachistani [in un’altra intervista dirà genericamente “arabi” – ndr] che erano sulla nave e che erano stati messi in basso per permettere ai soccorsi di dare la precedenza ai bambini, agli anziani e alle donne, ma loro si sono arrampicati e picchiavano, strattonavano, ti tiravano via, si facevano largo per mettersi in salvo. Anche io sono stata picchiata, ma ho reagito per arrivare all’elicottero, mi è venuta dentro una grande rabbia, ho pensato: ora o mai più. È stato bruttissimo, non lo dimenticherò mai…”.

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La Theodossiou racconta di aver visto “di tutto, dalla solidarietà alla rabbia. Davanti alla paura si reagisce in modi molto diversi. Ho visto uomini che picchiavano le donne e trascinavano via quelle che stavano davanti a loro pur di mettersi in salvo, ma ho visto anche scene di solidarietà. Ho visto prendere per mano gente che era sola e dire, ‘dai siamo insieme, ce la faremo’. Dopo siamo saliti sul ponte in alto del traghetto perché il pavimento di sotto esplodeva per il calore del fuoco. Faceva molto freddo, un freddo terribile, per ore e ore fino a perdere la cognizione del tempo,. Da navi vicine di buttavano acqua con gli idranti ed eravamo completamente bagnati, dovevamo tenerci ai supporti con le mani altrimenti scivolavamo via. Io non sentivo più i piedi”.

Giorgio Nigra

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