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Roma, 14 apr — Si dovrà aspettare ancora per Grad-CoV-2, il vaccino tutto italiano prodotto da ReiThera e attualmente in fase di sperimentazione. A quanto pare, purtroppo, i tempi si sono dilatati ed «escludono la possibilità di un utilizzo entro pochi mesi». Anche se, come spiega al Corriere Antonella Folgori, fondatrice di ReiThera assieme a Stefano Colloca. «Arrivare primi non sempre è premiante. C’è spazio per tutti, soprattutto se contro il virus Sars-CoV-2 ci sarà bisogno di rinnovare la vaccinazione ogni anno». E una delle motivazioni è da ricercare negli elefantiaci tempi di attesa regalati dalla burocrazia italiana.



Burocrazia elefantiaca

Gloria Taliani, infettivologa della task force della Protezione Civile assegnata all’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, spiega il perché di questa lentezza. «Dipende dai meccanismi organizzativi e burocratici dell’Italia che sono molto farraginosi, non al passo con i tempi della ricerca. Assistiamo a improvvisi blocchi del progetto, incomprensibili. La maggior parte delle difficoltà derivano dal rilascio dei soldi stanziati. Prima che il denaro sia disponibile passano anche 6 mesi dalla richiesta». La società di Castel Romano ha una «capacità produttiva tale da garantire 5 milioni di dosi al mese», precisa invece Folgori. Ma la fase tre, che vedrà la partecipazione di decine di migliaia di persone nei Paesi dove il contagio spinge maggiormente, «non è stata ancora disegnata e verrà concordata con le agenzie regolatorie, l’italiana Aifa e l’europea Ema». Siamo in alto mare.

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Vaccino italiano Reithera, a che punto è la sperimentazione

Attualmente il vaccino italiano si trova alla seconda fase della sperimentazione clinica sull’uomo. I risultati ottenuti sui volontari, suddivisi in una ventina di centri su tutta la Penisola, sono soddisfacenti. «Gli inoculi sono cominciati circa 3 settimane fa su 80 persone divise in tre gruppi. Un gruppo riceve una dose intera, un secondo gruppo riceve due mezze dosi in due tempi, il terzo gruppo avrà il placebo». Le «cavie» sono arruolate tra persone sotto i 50 anni ma anche tra gli over 65. Secondo Taliani «i primi risultati sulla sicurezza sono buoni. È un vaccino promettente sotto il profilo di maneggevolezza e tollerabilità. Abbiamo osservato eventi avversi molto lievi. Per le prime analisi sui risultati complessivi ci vorranno tre mesi».

E’ l’istituto Lazzaro Spallanzani, finanziato dal Miur e dalla Regione Lazio (8 milioni) a coordinare la sperimentazione. La prima fase si è in parte conclusa a fine novembre. «I primi risultati mostrano come nei soggetti più giovani il nostro candidato vaccino è ben tollerato e in grado di stimolare risposte immunitarie. Tale risultato ci consente di passare ai più anziani», spiega Folgori.

Cristina Gauri

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