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Roma, 28 mar – “Con gli anticorpi monoclonali, 8-9 persone su 10 non andranno in ospedale” per Covid-19: parola del professor Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani. “Gli anticorpi vanno utilizzati tra il terzo e il quinto giorno della malattia e vanno usati per chi rischia di diventare un paziente grave: ipertesi, obesi, chi ha patologie respiratorie. Queste persone andranno in ospedale e avranno un’infusione di un’ora. Poi andranno a casa, dobbiamo evitare che le persone vadano in ospedale”, dice Vaia ospite a Domenica In su Rai1.



Vaia (Spallanzani): “Con anticorpi monoclonali 8-9 pazienti su 10 non andranno mai in ospedale”

Ci aspettiamo l’85% di risoluzione: 8-9 persone su 10 non andranno mai in ospedale, questa è un’arma potente per evitare che le persone si aggravino. Dobbiamo evitare che le persone vadano in ospedale, possiamo farlo con terapie innovative e portando le cure a casa. Chi è da solo a casa e non ottiene risposte da nessuno, cosa fa? Va in ospedale”, fa presente il direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive. “Gli anticorpi monoclonali costano molto? Costano comunque meno di un passaggio in ospedale o in terapia intensiva. C’è anche un’altra sperimentazione che stiamo portando avanti, siamo in fase 1: anticorpi monoclonali che potrebbero essere somministrati in intramuscolo o per via sottocutanea”, spiega Vaia.

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Bassetti riporta che i pazienti curati con i monoclonali nel suo ospedale stanno a casa e stanno bene

Approvati dall’Aifa il 3 febbraio e autorizzati in Italia con un decreto d’emergenza firmato dal ministro della Salute Speranza, attualmente sono due i monoclonali impiegati. La combinazione di Eli Lilly e Regeneron, prodotto da Roche, quest’ultimo famoso per aver guarito l’ex presidente Usa Trump. Pochi giorni fa il virologo Matteo Bassetti ha riportato che i nove pazienti trattati nel suo ospedale con questi farmaci sono guariti, sono tornati a casa e stanno bene.

Vaia: “Con vaccini contagio ridotto quasi a zero”

Vaia inoltre è intervenuto anche sul piano vaccini del governo. “Che il vaccino sia efficace è sicuro. La campagna di vaccinazione dà dei risultati: nei Paesi che sono più avanti si vede che oltre alla mortalità, anche il contagio è ridotto quasi a zero“. Per quanto riguarda la possibilità di utilizzare ogni vaccino disponibile (come per esempio quello russo Sputnik), il medico avverte: “Rispetto a due settimane fa chi di dovere deve fare uno sforzo maggiore, dobbiamo approvvigionarci con più dosi e aprire lo sguardo oltre di noi. Ci sono in campo ancora delle guerre ideologiche e geopolitiche e industriali ma la scienza ha sempre il dubbio ed è lontana da interessi industriali”.

“Persone hanno bisogno di vedere luce, si deve cominciare a riaprire gradualmente”

Infine, il direttore sanitario dello Spallanzani spiega che “da questa pandemia ne usciremo definitivamente se mettiamo in campo tre armi fondamentali“. Ossia “il vaccino che abbatte la mortalità e riduce a quasi zero le contagiosità, la seconda arma son gli anticorpi monoclonali e la terza arma siamo noi cittadini che dobbiamo stare attenti e che siccome siamo stanchi abbiamo bisogno di azioni di premialità”. Insomma, “le persone hanno bisogno di vedere un poco di luce quindi si deve cominciare ad aprire, lentamente gradualmente ma ad aprire“, fa presente. “Allo Spallanzani abbiamo aperto il nido ora si possono aprire le scuole – conclude Vaia -. E’ statisticamente irrilevante il contagio nelle giovanissime generazioni, mentre è accertato che stanno crescendo le grandi depressioni che portano anche ad atti autolesionisti molto gravi”. A maggior ragione, quindi, bisogna procedere con le riaperture. Altro che – come vogliono Draghi e Speranza – tenere tutto chiuso fino al 30 aprile.

Adolfo Spezzaferro

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