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Vaticano, il cardinale Becciu si difende: “Io accusato di peculato, è surreale. Pronto a querelare”

by Ludovica Colli
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becciu

Città del Vaticano, 25 set – “Spero che il Papa non si faccia manovrare, oppure gli hanno dato informazioni errate. Le accuse contro di me sono surreali“. Così il cardinale Angelo Becciu, che ieri ha rassegnato le dimissioni da prefetto della Congregazione per le cause dei santi rinunciando anche ai diritti del cardinalato, si difende in merito a suoi presunti illeciti nella gestione dei soldi della Santa Sede in una conferenza stampa all’indomani della decisione choc dopo un’udienza con papa Francesco.

“Mie dimissioni fatto mondiale. Ognuno a diritto alla propria innocenza”

Becciu parla di un “Papa in difficoltà” nel colloquio di ieri sera durato venti minuti e, in merito alla conferenza stampa che ha convocato, chiarisce: “Non faccio nessuna sfida al Papa, volevo chiarire visto che è diventato un fatto mondiale. Ognuno ha diritto alla propria innocenza“. “Mi accusano di peculato e di aver favorito fratelli, surreale“, fa presente il porporato finito nello scandalo dell’acquisto di un palazzo di lusso a Londra a quanto pare con i soldi di un conto dove confluiscono anche i fondi dell’Obolo di San Pietro per le opere caritatevoli. Becciu sostiene convinto che il palazzo di Londra non c’entra, tanto che con il Papa non ne hanno parlato.

“E’ vero, 100 mila euro li ho destinati alla Caritas. Quei soldi sono ancora lì”

“E’ un po’ strana la cosa – dice in conferenza -, in altri momenti mi ero trovato per parlare di altre cose, non di me, mi sento un po’ stralunato. Ieri fino alle 6.02 mi sentivo amico del Papa, fedele esecutore del Papa. Poi il Papa dice che non ha più fiducia in me perché gli è venuta la segnalazione dei magistrati che io avrei commesso atti di peculato“. “Mi sembra strano essere accusato di questo”, fa presente il cardinale. “Quei 100 mila euro, è vero, li ho destinati alla Caritas. E’ nella discrezione del wostituto destinare delle somme che sono in un fondo particolare destinato alla Caritas, a sostenere varie opere. In 7-8 anni non avevo mai fatto un’opera di sostegno per la Sardegna. So che nella mia diocesi c’è un’emergenza soprattutto per la disoccupazione, ho voluto destinare quei 100 mila euro alla Caritas”, “quei soldi sono ancora lì – chiarisce -, non so perché sono accusato di peculato”.

“Non ho arricchito la mia famiglia. Pronto a querelare”

Non temo l’arresto, non ho commesso reati” e “non ho arricchito la mia famiglia“, afferma convinto il monsignore, spiegando che i soldi non sono transitati dalla Caritas alla cooperativa gestita dal fratello che collabora con la Caritas di Ozieri. Poi Becciu si dice “pronto a querelare” e “pronto a chiarire con i magistrati, sono un normale cittadino”. “Il Papa mi ha detto dell’accusa di peculato, nessuna comunicazione dai magistrati”, precisa. “Era turbato – rivela Becciu – io ho accettato come fulmine a ciel sereno”. Il suo auspicio ora è che il “Papa si renda conto che è tutto un equivoco“, “sono pronto a dare la mia vita per il Papa“, conclude il porporato.

Becciu avrebbe avvantaggiato i fratelli con finanziamenti di circa 700 mila euro

Secondo quanto trapelato, Becciu avrebbe avvantaggiato i fratelli con finanziamenti per 700 mila euro attinti dai fondi destinati alla carità del Papa. In particolare al centro della discussione con Bergoglio ci sarebbe stata l’erogazione di un contributo straordinario di 100 mila euro – provenienti dai “soldi per i poveri” del Papa, il cosiddetto Obolo di San Pietro – per sostenere le attività caritative della Caritas di Ozieri. Denaro che invece sarebbe finito non alla Caritas ma al suo braccio operativo, la cooperativa sociale Spes di cui il fratello di Becciu, Antonino, è presidente. Accusa respinta dal porporato.

All’ex prefetto della Congregazione delle cause dei santi il Papa avrebbe contestato anche altri due contributi da 300 mila euro ciascuno elargiti direttamente alla Spes, grazie a presunte pressioni di Becciu sui vertici della Cei. Sempre in virtù di presunte pressioni l’ex numero due della Segreteria di Stato avrebbe fatto favorire la sottoscrizione della partnership tra la Caritas di Roma e la società Angel’s Srl di cui è amministratore il fratello Mario. Infine, tra le accuse contestate dal Pontefice, ci sarebbero le commesse affidate alla falegnameria di un altro fratello del cardinale, Francesco, da una serie di Nunziature, tra cui quella dell’Angola – dove lo stesso Becciu è stato nunzio per molti anni – per una cifra complessiva di 80 mila euro, e quella di Cuba, per circa 15 mila euro.

Ludovica Colli

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3 comments

SergioM 26 Settembre 2020 - 12:52

Se è SOLO un ladro e non un pedofilo o un comunista è una BRAVA PERSONA , vista la banda
di Cecco …..

Nella mia famiglia lo “zio prete” era considerato un affare ….. molto tempo fa mi avrebbero fatto
scegliere tra farmi prete e la carriera militare …. ovviamente avrei scelto la carriera delle armi !

Mio padre aveva due cugini Monsignori ed una zia Badessa …. ma non mi sembravano un “buon affare” ,
ogni volta che venivano a trovarci lui faceva una “donazione” …. cioè TIRAVA FUORI i soldi .

Ma ero piccolo , non ero il Tesoriere di famiglia …. forse si trattava di un investimento , come acquistare
in Borsa ….

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het 26 Settembre 2020 - 8:04

Cardinali vescovi e monsignori ma dove cazzo hanno preso tutti i soldi che posseggono in banca??

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Sergio Pacillo 27 Settembre 2020 - 3:17

Chissà per quale altra ragione non è allineato …..

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