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Roma, 15 mag – In meno di tre mesi di lockdown imposto a causa dell’emergenza coronavirus, in Veneto si è verificato un tracollo occupazionale. Un dramma dovuto con tutta evidenza alle scarsissime risorse messe in campo per il sostegno diretto ai lavoratori da parte del governo. In totale i posti di lavoro persi, stando alle stime della Regione, sono circa 80mila. Il monitoraggio dell’Osservatorio di Veneto Lavoro ha inquadrato un trend negativo che coinvolge in modo particolare il lavoro a termine. Per l’esattezza tra contratti a tempo determinato, apprendistato e lavoro intermittente, i posti di lavoro persi sono più o meno 60mila tra il 23 febbraio e il 6 maggio 2020. A questi vanno aggiunti altri 7.800 contratti a tempo indeterminato in meno, dovuti in particolare al netto calo delle assunzioni. Oltre al crollo dei contratti di somministrazione, che stando ai dati parziali a disposizione della Regione sono diminuiti di oltre 13mila unità rispetto allo scorso anno.

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“Molte attività rischiano chiusura definitiva”

“La situazione economica è gravissima – ha dichiarato Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro del Veneto – Se non riapriamo subito, con poche regole chiare, e con una vera semplificazione troppe volte solo annunciata, molte attività rischieranno una chiusura definitiva, ed il numero di posti di lavoro persi che conteggiamo oggi potrà solo aumentare. Se non verranno trovate immediate alternative a questa linea assistenzialista e burocratica proposta dal governo, mi aspetto un aumento delle crisi aziendali e un impoverimento del tessuto sociale”. Dal monitoraggio della Regione si evince che in Veneto i posti di lavoro tra i lavoratori dipendenti si sono contratti di 55mila unità, la metà dei quali riferibili al settore turistico, uno dei più penalizzati dal lockdown anche a causa del mancato avvio delle assunzioni stagionali che generalmente si verifica nel mese di aprile.

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Ma anche altri settori cardine del Veneto sono in forte crisi: dal tessile-abbigliamento, al legno-mobilio, passando per le produzioni in metallo, le attività professionali e l’editoria. In generale nel settore produttivo, tutto in forte sofferenza, si è verificato un calo medio delle assunzioni superiore al 50%. La flessione più contenuta, per quanto affatto trascurabile e in ogni caso allarmante, si registra nell’agricoltura, nell’industria alimentare, nella sanità, nei servizi sociali e nell’industria farmaceutica. Comparti che hanno fatto registrare un calo delle assunzioni sotto al 30%.

“Non solo coronavirus, scelte sbagliate del governo”

“Siamo stati i primi a chiudere in Europa e siamo ora gli ultimi a ripartire: la nostra economia è gravemente danneggiata non solo da Covid-19, ma anche dalle azioni poste in atto dal governo con scelte spesso profondamente sbagliate, a partire dalla gestione degli ammortizzatori – dice ancora Donazzan – Abbiamo finalmente convinto il governo a semplificare le procedure per la cassa integrazione, anche se insisto a dire che lo strumento era ed è sbagliato, incompatibile con una pandemia virale e con la scelta di chiudere tutte le attività con decreto”. Secondo l’assessore regionale del Veneto è necessario “aiutare le imprese anche sul fronte della selezione dei lavoratori” perché “in Veneto abbiamo un sistema di servizi per il lavoro di grande qualità e abbiamo dato un grande impulso ai Centri per l’Impiego attraverso le politiche attive finanziate dalla Regione”.

Alessandro Della Guglia

 

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