Milano, 19 dic — Altri quattro egiziani in manette per gli episodi di molestie e violenze sessuali di gruppo nei confronti di giovani europee avvenuti la notte di Capodanno 2022 nella zona di Piazza Duomo, a Milano. La Polizia di Stato ha eseguito ieri un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari nei confronti di 4 ragazzi, di età compresa tra i 19 e i 20 anni, «gravemente indiziati dei reati di violenza sessuale di gruppo e di rapina aggravata». Lo riferisce Il Secolo d’Italia.

Altri 4 egiziani in manette per le violenze di Capodanno a Milano

In quell’occasione, almeno nove giovanissime subirono sistematiche rapine e aggressioni sessuali da gruppi formati da decine di ragazzi nordafricani, per lo più egiziani, o di «italiani di seconda generazione». Come branchi di animali impazziti gli assalitori avevano tenuto in ostaggio le loro prede strattonandole, travolgendole, palpeggiandole nelle parti intime e derubandole dei loro averi. Queste finivano risucchiate da un gorgo di mani, di espressioni lascive, di risate malvagie e grida in una lingua incomprensibile e per questo ancora più inquietante. I video delle violenze di quel Capodanno, girati dal alcuni testimoni, fecero il giro del web: in particolar modo fece scalpore il filmato in cui due turiste tedesche, molestate a schiacciate contro le transenne dal branco di nordafricani, implorare aiuto di fronte agli agenti di polizia che osservavano senza intervenire, se non per intimare alle vittime — in lacrime e con i vestiti a brandelli — di «mettersi la mascherina».

Traditi dai selfie 

Per quei fatti, nei primi mesi di quest’anno vennero eseguiti due fermi: il «torinese» Abdallah Bouguedra, 21 anni, e il «milanese» Abdelrahman Ahmed Mahmoud Ibrahim, 18 anni, per rapina, violenza sessuale e lesioni. Le indagini, intanto, non si sono fermate: grazie all’analisi dei profili social dei soggetti coinvolti (che nel loro delirio di arroganza e strafottenza avevano postato selfie e messaggi glorificando le «gesta» di quella nottata) dei filmati delle telecamere di videosorveglianza e di quelli disponibili in rete, è stato possibile ricostruire le dinamiche delle violenze accadute nel corso della notte di Capodanno e di individuare ulteriori soggetti coinvolti (tutti di origine nordafricana).

Gli arresti di ieri riguardano due episodi: la violenza sessuale di gruppo avvenuta in piazza Duomo nei pressi della statua di Vittorio Emanuele II ai danni di due ragazze tedesche, e quella nei pressi di un fast food in piazza Duomo nei confronto di due italiane. In quest’ultimo caso gli assalitori derubarono le loro vittime dopo averle violentate. 

Un senso di impunità pericoloso

Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Sonia Mancini si legge che i  quattro egiziani agirono «approfittando della forza intimidatoria del gruppo e dell’effetto di sopraffazione» guidati da «un senso di impunità pericoloso». Gli arrestati «hanno partecipato ai fatti, senza limitarsi ad assistervi, ma tenendo una condotta attiva, accalcandosi intorno alle vittime (…), impedendo così alle stesse di sottrarsi alle molestie che stavano subendo» dimostrando «incapacità di comprendere il disvalore delle proprie azioni» e ritenendo «di non incorrere in conseguenze in quanto le loro azioni si sarebbero confuse con quelle collettive del gruppo».

Violenze a Capodanno, un modus operandi brutale

Sussiste, secondo il giudice, il rischio concreto che possano tornare a compiere reati simili alle violenze di Capodanno in quanto ogni soggetto fermato «ha rafforzato la prepotenza del gruppo», affrettandosi «per guadagnarsi un posto in prima fila accanto alle giovani, mentre queste venivano ancora abusate dai soggetti a lui vicini». Il modus operandi brutale risulta «grave e preoccupante soprattutto per il fatto di essere avvenute in un luogo pubblico e affollato, circostanza alquanto sintomatica in ordine alla totale assenza di freni inibitori negli indagati e, conseguentemente alla loro spiccata pericolosità sociale».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Li hanno beccati perché hanno postato i video. Altrimenti l’avrebbero fatta franca. L’italia (volutamente in minuscolo), è diventata una nazione di invertebrati.

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