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Virgin Galactic, il successo della missione parla italiano: accordo con Aeronautica e CNR

by Andrea Grieco
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Virgin Galactic

Roma, 30 giu – La compagnia privata creata dal magnate Richard BransonVirgin Galactic, realizzata per proporre offerte di voli spaziali suborbitali per il mercato commerciale, ha concluso con successo la prima missione Virtute-1 dopo aver effettuato diversi esperimenti in condizioni di microgravità. Il volo, partito dallo Spaceport America in New Mexico, ha raggiunto una quota di circa 85 chilometri di altitudine, per poi rientrare un’ora e mezza dopo in condizione di assoluta stabilità.

La “nuova era” di Virgin Galactic

Il sistema di volo utilizzato dalla Virgin Galactic si differenzia rispetto ai tradizionali razzi spaziali, dal momento che si ricorre all’ausilio di un grande aereo-madre come strumento per il lancio della navetta. L’aereo trasporta fino a circa 15 chilometri di altezza la navetta, che poi si sgancia, accende i razzi e punta verso lo spazio. Una volta raggiunta la massima altitudine, torna planando nel punto di partenza. L’amministratore delegato dell’azienda, Michael Colglazier, intende inaugurare “una nuova era di accesso ripetibile e affidabile allo spazio per passeggeri e ricercatori privati”: lo stesso ha annunciato che in agosto è previsto un secondo volo commerciale e poi un volo al mese.

Italia presente nella ricerca spaziale

Il successo della missione è dipeso in gran parte anche dall’Italia: Virtute-1 è nata da un importante accordo commerciale tra l’Aeronautica Militare Italiana e Virgin Galactic, con il fondamentale supporto scientifico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e di diversi studi di università italiane riguardo gli effetti della microgravità sul corpo umano. A dimostrazione di ciò, quattro delle sei persone a bordo della navetta VSS Unity erano italiani: il pilota Nicola Pecile, il Colonnello Walter Villadei e il Tenente Colonnello Angelo Landolfi dell’Aeronautica Militare e il ricercatore Pantaleone Carlucci del CNR. Per Virgin Galactic si tratta di un risultato di grande importanza, la prima volta in assoluto che a bordo sono saliti dei passeggeri paganti, grazie anche al contributo italiano per la ricerca.

Andrea Grieco

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