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Roma, 28 mag – Il coronavirus gli aveva «bruciato» i polmoni rendendolo in pochi giorni incapace di respirare e riducendolo in fin di vita. Ora Francesco (nome di fantasia) respira attraverso grazie al doppio trapianto – il primo di questo tipo in Europa – eseguito dai medici del Policlinico di Milano, sotto il coordinamento del Centro nazionale trapianti, con il Centro regionale trapianti e il Nord Italia transplant program.

La vita del ragazzo – in buona salute e senza patologie pregresse – ha subito una svolta imprevedibile e drammatica il 6 marzo, quando a causa del coronavirus viene ricoverato nella terapia intensiva realizzata alla tensostruttura del San Raffaele di Milano. Dopo qualche giorno di febbre, infatti, le condizioni di Francesco precipitano a tal punto da dover ricorrere all’intubazione. Fino al 23 marzo, giorno in cui i polmoni del 18enne letteralmente collassano e i medici del San Raffaele lo collegano alla Ecmo, una macchina per la circolazione extracorporea e aumenta l’ossigenazione sanguigna. Ma non basta. I medici della Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone del Policlinico di Milano, diretti da Mario Nosotti, decidono di tentare il tutto per tutto: donargli due nuovi polmoni. Una operazione «mai tentata prima nel mondo occidentale. La nostra esperienza prende spunto da quella del professor Jing-Yu Chen dell’ospedale di Wuxi in Cina, che conosciamo personalmente e con quale abbiamo discusso alcuni aspetti tecnici, dal momento che per ovvi motivi si è trovato a fronteggiare il problema prima di noi», illustra il professor Nosotti, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia toracica all’Università degli Studi di Milano.

Il 30 aprile, nonostante le difficoltà legate al periodo di emergenza sanitaria, il 18enne viene messo in lista per il trapianto. «Ma il ragazzo aveva riserve prossime alla fine», spiega Nosotti. Il «miracolo» è arrivato dopo due settimane, con la notizia di un donatore, una persona deceduta in un’altra Regione e negativa al coronavirus, per il quale è stato subito predisposto il prelievo e il trasporto dei polmoni a Milano. «Nel frattempo – racconta Nosotti – i colleghi del San Raffaele affrontavano la delicata fase di trasporto del paziente nella nostra sala operatoria dedicata agli interventi Covid». Alla delicatezza del trapianto si è aggiunta la difficoltà di praticare un intervento bardati indossando dispositivi di protezioni anti-coronavirus, tra cui degli ingombranti caschi ventilati che rendono estremamente difficili i movimenti. I medici hanno fatto ricorso a un «cambio di équipe chirurgica, così come di quella anestesiologica ed infermieristica ad intervalli regolari in modo da permettere ai colleghi di riprendere fiato».

Nosotti passa ad illustrare la complessità dell’intervento a cui si è sottoposto il 18enne. L’apparato respiratorio del ragazzo risultava irrimediabilmente compromesso. «I polmoni, infatti, apparivano lignei, estremamente pesanti e in alcune aree del tutto distrutti. È stato poi confermato all’esame microscopico un diffuso danno degli alveoli polmonari, ormai impossibilitati a svolgere la loro funzione, con note di estesa fibrosi settale», spiega Nosotti, che ha scollegato il paziente dalla ventilazione extracorporea dodici ore dopo l’intervento: «Una cosa non del tutto comune, soprattutto considerando che il paziente era collegato alla Ecmo da due mesi». Da segnalare l’utilizzo del plasma iperimmune nelle delicate fasi post operatorie. Francesco, dicono i medici dell’equipe, è sveglio, collaborante, segue la fisioterapia e viene lentamente svezzato dal respiratore. Lo aspetta una una lunga riabilitazione, dal momento che è stato intubato e assistito dalle macchine per 58 giorni.

«Dall’inizio del 2020 abbiamo eseguito già 9 trapianti, di cui 4 durante la pandemia – spiega Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano – Crediamo sia importantissimo divulgare la nostra esperienza, sicuri del fatto che possa servire da guida e ispirazione per i tanti casi che la pandemia ha generato. Poter rimediare ai danni polmonari da Covid19 con il trapianto rappresenta un’opportunità in più per i tanti pazienti che sono stati colpiti duramente da questo coronavirus: è un percorso per nulla semplice, ma abbiamo appena dimostrato che si può portare a termine con successo».
Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Un altra cavia… Povero ragazzo… Ancora con queste fantasiose storielle del virus cattivo… Chi sa cosa aveva IN REALTÀ ai polmoni…