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Trani, 20 gen – Oggi le agenzie di rating saranno nel mirino della requisitoria finale del Pm Michele Ruggiero al processo sul declassamento del nostro debito sovrano. Il dodici gennaio Ruggiero, aveva già chiesto la condanna alla pena di nove mesi di reclusione e sedicimila euro di multa al termine della requisitoria al processo per manipolazione del mercato a carico dell’analista di Fitch David Riley, all’epoca dei fatti capo del rating sovrano. Ora tocca a Standard & Poor’s. Facciamo un passo indietro per capire quali colpe la procura di Trani attribuisce alle agenzie di rating. Manager e analisti sono accusati di aver fornito “intenzionalmente”, ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal governo italiano, “per disincentivare – secondo l’accusa – l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore”. In parole povere, hanno detto che i nostri titoli di stato erano carta straccia mandando in rovina alcuni risparmiatori e causando un grave danno a tutta la nazione. Infatti, tra le motivazioni si può leggere che: “Standard & Poor’s e Fitch sono accusati di manipolazione del mercato aggravata dalla “rilevante offensività” (perché il reato è commesso ai danni dello Stato sovrano italiano) e dalla “rilevantissima gravità” del danno patrimoniale provocato”. Indipendentemente da come finirà questo processo, è utile fare altre riflessioni. Infatti, se queste agenzie di rating verranno condannate ad una multa, seppur milionaria, continueranno ad agire indisturbate.

Vediamo perché. Gli analisti che sono sul banco degli imputati non sono dei corrotti che hanno tradito il loro mandato per arricchirsi. Al contrario, gli accusati sono assolutamente funzionali ad un sistema di potere che agisce sopra di loro. Il rating è il voto che queste agenzie danno ai titoli finanziari o ai soggetti economici che emettono i titoli finanziari (come ad esempio gli Stati o le aziende). Nel sistema finanziario internazionale gli stati sono i maggiori debitori in assoluto, le agenzie di rating valutano e classificano i titoli del loro debito in base alla capacità che gli stessi stati dimostrano di fronteggiarli.  Esse, dunque hanno un potere straordinario: possono decidere in base ad una serie di report il destino della nazione. Nessun investitore comprerà i titoli di debito pubblico di una “nazione declassata”. Ci si aspetterebbe a questo punto che queste agenzie abbiano un controllo da parte di qualche autorità politica. In realtà le cose non stanno affatto così.  Secondo Bloomberg, in Standard & Poor’s: “Il 100% del capitale è flottante, disponibile alla negoziazione sui mercati”. Quindi, tutti possono democraticamente comprarsi qualche azione di S&P’s. Una democrazia economica in cui alcuni sono più uguali degli altri. Passiamo in rassegna questi investitori. Iniziamo con Capital World Investors, il primo azionista e uno dei primi gestori indipendenti di fondi negli Usa, ha il 12,45%. Seguono altre società di asset management come State Street (4,39%), Vanguard (4,22%), BlackRock (3,89%), Oppenheimer Funds (3,84%), T. Rowe (3,36%), un gestore “activist” di fondi hedge come JANA Partners (2,95%), e Ontario Teachers’ Pension Plan Board, il fondo pensione degli insegnanti dell’Ontario, con il 2,27%. Il signor Mc Graw (Harold III) mantiene invece una quota del 3,96% ed è presidente e amministratore delegato della società. Harold McGraw III, è anche membro del Board of Directors della United Technologies (multinazionale statunitense dell’aviazione e armamenti) e membro del Committee on Directors Affairs della Conoco Phillips (colosso del petrolio ed energia).

La Fitch Ratings è di proprietà di Fitch Group, i cui azionisti sono: la francese Fimalac (60%), Hearst Corporation (40%). In pratica gli speculatori decidono i loro investimenti in base agli orientamenti che “le loro agenzie di rating” danno al mercato.

Tornando al processo, a Trani, il pubblico ministero Michele Ruggiero mette sotto inchiesta le agenzie di rating Standard & Poor’s e Fitch, perché con i loro giudizi avrebbero messo sotto pressione i tassi facendo quindi scattare la clausola a favore di Morgan Stanley. Il capodanno del 2012 fu un giorno fausto per la banca d’affari americana. I rischi sull’Italia sono scesi da 4,9 a 1,5 miliardi in tre giorni. La banca americana “diede esecuzione ad alcune modifiche relative alla ristrutturazione di contratti derivati”. Era l’Italia che Mario Monti doveva salvare. Anche se il professore bocconiano pare abbia permesso l’esborso di circa 3,4 miliardi.

In sintesi, l’esito di questo processo (qualunque esso sia) deve essere uno spunto per riflettere sulla sottomissione della politica nei confronti delle strutture della finanza globale.

Salvatore Recupero

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