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accordo usa - iran petrolioRoma, 4 apr – L’accordo raggiunto fra Usa e Iran, qualora dovesse concludersi positivamente eliminando (anche solo in parte) le sanzioni che ad oggi gravano su Teheran, per l’Italia e le nostre esportazioni potrebbe valere fino ad 8 miliardi di euro.

“Abbiamo da recuperare un export da 8 miliardi di euro l’anno che oggi si è praticamente azzerato, e sicuramente – se le sanzioni saranno abolite del tutto – Confindustria avvierà iniziative ad hoc: ma vorrei sottolineare che in questi anni abbiamo giocato d’anticipo per mantenere aperte le porte con Teheran, invitando spesso rappresentanti iraniani a fiere e manifestazioni”, ha spiegato Licia Mattioli, presidente torinese dell’associazione degli industriali, della quale è anche delegata all’internazionalizzazione.

Prima delle tensioni internazionali, l’interscambio Italia-Iran era costantemente in crescita. Le prime sanzioni, datate 2006, hanno comportato una riduzione della quantità di esportazioni verso la Persia, contrastando un trend all’epoca positivo. Secondo un studio Sace, dall’inizio dell’embargo “La meccanica strumentale, che costituisce oltre la metà delle esportazioni italiane in Iran, ha perso oltre 11 miliardi di euro”. Non meglio va per altri settori come i metalli, le apparecchiature elettriche e la chimica, che cumulativamente ha registrato perdite per circa due miliardi. Un rapporto dell’Istituto per il commercio estero rilevava come nel 2012,  a seguito della seconda tornata di sanzioni del 2010-2011, la quota di export si fosse ridotta, in media, di quasi il 20% rispetto all’anno precedente.

“Le sanzioni sono costate all’Italia una perdita di oltre 15 miliardi a partire dal 2006, di cui oltre il 60% accumulato nel solo periodo 2011-2013″, spiega sempre lo studio firmato dalla società che assicura buona parte del nostro commercio estero. La ricerca è stata condotta nell’agosto dello scorso anno e, in ottica prospettica, rilevava come nel periodo che va fino al 2016, senza i provvedimenti commerciali interdittivi “l’Italia riuscirebbe a registrare vendite per oltre 19 miliardi di euro, rispetto ai 3 miliardi che invece realizzerebbe qualora persistesse il regime sanzionatorio”. Si tratta di almeno 7 miliardi in più ogni anno, più o meno in linea con quanto sostenuto dalla Mattioli.

Non solo meccanica ed elettronica, ma anche e soprattutto il settore energetico. Eni è stata pioniera nell’esplorazione di petrolio, avendo già buoni rapporti con Teheran. E proprio i rubinetti del greggio potrebbero essere fra i primi a venire riaperti, visto che il paese conta per circa metà del suo bilancio proprio sulla vendita di oro nero, che negli anni si è più che dimezzata, passando da 2.5 milioni di barili al giorno a meno di 1.1 milioni.

Filippo Burla

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