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padoan defRoma, 4 apr – Accelerazione sulla spending review, razionalizzazione delle agevolazioni fiscali, riduzione degli sprechi, stretta sulle opere pubbliche, riordino delle municipalizzate. Il Def – Documento di economia a finanza, individua queste come priorità di intervento in termini di linee guida per l’assestamento del bilancio pluriennale dello Stato.

I tecnici della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia sono già da tempo al lavoro per far quadrare, insieme al Def, anche il Pnr – Piano nazionale delle riforme. L’obiettivo è scongiurare l’aumento delle tasse previsto dalle clausole di salvaguardia che implicherebbero almeno 10 miliardi in più, fra Iva e accise, a partire dal primo gennaio 2016.

Per quanto riguarda la revisione della spesa, “il governo si impegna ad assicurare ulteriori risparmi pari a 0,45 punti percentuali del Pil nel 2016”. Vale a dire almeno 7 miliardi che dovrebbero, da soli, sterilizzare l’aumento delle aliquote Iva. Allo stesso tempo, tuttavia, l’intervento si articola anche in una revisione delle cosiddette “tax expenditures”, la ridda di agevolazioni fiscali che constano di centinaia di voci e che si punta a rende più razionali, chiare e trasparenti. Con lo scopo, in ogni caso, di ridurle sia qualitativamente che quantitativamente. Nell’ambito spending review rientra anche il piano delle municipalizzate, mare magnum che comprende migliaia di aziende speciali costituite dagli enti locali per l’esercizio delle loro funzioni e che, spesso, celano criticità dal lato dei costi di funzionamento.

In merito alle infrastrutture, il neoministro Graziano Delrio ha già pronta un’importante correzione di rotta. Nel capitolo dedicato si punta a censire le opere strategiche e prioritarie, procedendo per gradi e compatibilmente con quelle che sono le concrete possibilità di finanziare i lotti di costruzione. Rischiano così di saltare sia l’autostrada Orte-Mestre sia la Tirrenica Grosseto-Civitavecchia, che non compaiono nella lista delle 49 selezionate. Per quanto riguarda invece altre, come l’alta velocità ferroviaria Napoli-Bari e la statale Jonica fra Puglia e Calabria, si procederà solo compatibilmente con i lavori che, dal punto di vista tecnico e progettuale, potranno essere avviati in breve tempo. Tutto il resto non viene cancellato ma messo in “lista d’attesa” a data da destinarsi.

La manovra complessiva -che non è la legge finanziaria, ma vincola politicamente il governo a perseguire quanto indicato- dovrebbe, a detta dell’esecutivo, consentire di godere di maggiori spazi di flessibilità, specialmente nei confronti degli impegni presi con l’Unione Europea. Da una parte l’aumento del Pil, rivisto al rialzo nel 2015 da +0.6 a +0.7%, dall’altra la riduzione degli interessi sul debito grazie alle manovre della Bce (circa 5 miliardi in meno già da quest’anno), unitamente alle riforme concordate con Bruxelles, potranno garantire terreno di manovra per circa 7-8 miliardi. Quasi un azzardo, visto che per le finanze pubbliche si tratta di poco più che una manciata di euro. Un margine peraltro a rischio, visto che basterebbe una pur leggera contrazione del ciclo economico -che per ora è solo potenzialmente positivo- per azzerarlo. La stessa modalità con il quale è costruita la programmazione economia del Def, da parte sua,  prosegue d’altronde nell’ormai consolidata rotta dell’austerità. In tale chiave va infatti letto l’impegno di evitare lo scatto delle tagliole fiscali agendo su altre leve (le agevolazioni) che non fanno altro che spostare risorse da un capitolo di spesa all’altro. Allo stesso modo va visto il parziale disimpegno sulle opere pubbliche, che sono in grado di generare un effetto moltiplicatore e di sviluppo ben più ampio rispetto alla spesa “secca” per la loro realizzazione. il ministro Padoan era stato chiaro, spiegando che la manovra avrebbe dovuto essere “il più espansivo possibile”. Più di così, in assenza di un radicale cambio di paradigma che non condanni la spesa in deficit ma sfrutti gli effetti di una -se buona- spesa pubblica, era in effetti difficile fare.

Filippo Burla

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