Roma, 3 gen –  Il 2022 è iniziato nel peggiore dei modi per i dipendenti di Air Italy: dal primo gennaio potranno partire le lettere di licenziamento. La compagnia, già in liquidazione da 2 anni, non si è presentata al tavolo ministeriale per chiedere un altro anno di cassa integrazione. La conseguenza è disastrosa: più di 1300 lavoratori rischiano di rimanere senza stipendio. Una storia imprenditoriale di 60 anni si conclude in maniera ingloriosa. Andiamo con ordine e vediamo le tappe principali di questa vicenda.

Da Alisarda ad Air Italy

In principio fu Alisarda, fondata nel 1963 da Aga Khan IV. Nasceva così una compagnia con sede ad Olbia che avrebbe dovuto favorire lo sviluppo turistico in Costa Smeralda. Qualche anno dopo Alisarda cominciò a espandersi conquistando nuove rotte: Fiumicino, Torino, Genova, Pisa. La Sardegna poteva contare sul suo aerobus per aumentare il turismo. Nel 1991 l’Assemblea Straordinaria dei soci deliberò il cambio della ragione sociale in Meridiana. Quest’ultima crebbe molto negli anni 90. Basti pensare che nel 1992 la Compagnia trasportò 1.932.000 passeggeri conseguendo un fatturato operativo di 342 miliardi di lire. Alla fine degli anni novanta i passeggeri erano saliti a 3.075.000 per toccare i 3 531mila nel 2000. Poi ci fu l’undici settembre e il settore entrò in crisi. Cominciò l’era delle ristrutturazioni. Come nel peggior costume italiano molti credettero che il riscatto della compagnia passasse per l’ingresso di un nuovo socio straniero. A luglio del 2016 arrivano i qatarini. Viene così firmato l’accordo per l’acquisto del 49% di Meridiana Fly da parte di Qatar Airways. Quest’ultima, il 28 settembre 2017, rileva ufficialmente il 49% di AQA Holding, newco creata appositamente per la nuova gestione di Meridiana da parte di Alisarda e Qatar Airways. Dal primo marzo 2018, Meridiana assume una nuova denominazione ufficiale e diviene Air Italy. Il cambiamento, porta con sé il cambio di livrea degli aeromobili e l’aumento delle destinazioni, sia nazionali che internazionali.

Il rilancio e lo schianto

Gli obiettivi dunque erano cambiati: Air Italy non sarebbe più stata una semplice compagnia regionale ma puntava a diventare “il vettore nazionale d’Italia”. Basta rileggersi quello che scriveva Il Sole 24 Ore all’epoca per capire che erano tante le aspettative sul nuovo progetto. Le cose però andarono diversamente. Dopo la fusione la compagnia aerea ha accumulato in 24 mesi un buco di 230 milioni di euro. Una gestione catastrofica. Nel 2017 le perdite si attestavano a 40 milioni di euro a fronte di un fatturato di 350 milioni. Nel primo anno di fusione le perdite si quadruplicano per arrivare a 230 milioni l’anno successivo. In pratica il 70% del fatturato. Ovviamente di fronte a questi numeri la strada obbligata era quella della liquidazione. 

Molti sono stati gli errori del management: dai costi dovuti al cambio del marchio alle stime errate sul numero dei futuri passeggeri. Inoltre sono state aperte meno rotte del previsto e alcune chiusure hanno generato gravi perdite. In 24 mesi si è bruciato ciò che era stato costruito in 20 anni. A pagare il prezzo di queste scelte errate sono stati i dipendenti.

La vertenza

Stiamo parlando di 1.322 dipendenti distribuiti tra Olbia, Milano, Roma e Napoli. Nella sola Sardegna sono 600 le persone che rischiano di ricevere le lettere di licenziamento. Questi lavoratori vivono sulle montagne russe dal febbraio del 2020. Poi con la pandemia non hanno avuto difficoltà ad accedere agli ammortizzatori sociali. Ora però il tempo è scaduto. L’ultima occasione era l’incontro al ministero del 29 dicembre. Purtroppo l‘azienda ha disertato. I sindacati hanno risposto con un durissimo comunicato. Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo hanno chiesto che “il governo ora fermi l’invio delle lettere di licenziamento, mantenga il tavolo di confronto aperto e intraprenda ogni strada per scongiurare i licenziamenti dal 1 gennaio”. “Ribadiamo – spiegano le organizzazioni sindacali – che il caso Air Italy rischia di diventare il primo drammatico e tangibile segnale della tragedia sociale che sta travolgendo il settore del trasporto aereo. Con una norma in deroga alla Legge di Bilancio si potrebbe estendere la cassa integrazione a tutti i 1400 lavoratori e lavoratrici di Air Italy anche per il prossimo anno, a prescindere dalle decisioni prese dall’azienda”. “Per questo – sostengono infine Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo – ci appelliamo a tutti i parlamentari perché si adoperino urgentemente per evitare una macelleria sociale, contestualmente deve essere inserito un emendamento, già nel decreto Milleproroghe, che costituisca il bacino nazionale di riqualificazione e ricollocazione del personale del trasporto aereo”.

L’appello al momento pare caduto nel vuoto. C’è da dire che neanche i telegiornali (eccezion fatta per le reti locali) hanno dedicato spazio adeguato a questa vicenda. Quella di Air Italy si appresta a diventare l’ennesima crisi finita nel dimenticatoio. Il nuovo anno ci porta per ora 1.322 disoccupati in più, e un settore (quello aereo) che fa acqua da tutte le parti. La politica latita, d’altronde ci sono questioni come quella dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica che hanno la priorità. Oppure no?

Salvatore Recupero

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2 Commenti

  1. Meridiana era una signora compagnia cbe non meritava questa fine.
    Per adegyarsi alla concorrebza low cost dovevano puntare in una sotto compagnia controllata da loro. Ma ripeto che una signora conpagnia non poteva competere con dei vettori straccioni che risparmiano sul bicchiere d’acqua e addirittura sulla pulizia e che sono dei negrieri verso l’equipaggio.

  2. Invece di vivere di cassa integrazione sulle nostre spalle dovrebbero cercarsi un’altro lavoro. Troppo comodo vivere di sussidi

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