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Roma, 6 mar – Si è tenuto ieri l’incontro tra il governo e l’Ue sul dossier Alitalia. Presenti alla riunione, in videoconferenza, il ministro dell’Economia Daniele Franco, quello dello sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, il titolare delle Infrastrutture Enrico Giovannini ed il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager. Un passaggio interlocutorio, dato che la soluzione non sembra ancora essere a portata di mano. Di dialogo “positivo” parlano i partecipanti, che per ora sembrano aver evitato il muro contro muro con Bruxelles.



Tutto ruota attorno al tema della “discontinuità”. Vale a dire una cesura tra la precedente gestione e la ventura, al momento affidata ad Ita – Italia trasporto aereo, la società di scopo costituita per rilevare le attività della compagnia di bandiera. Se l’impianto originario era che queste passassero senza colpo ferire dalla “vecchia” Alitalia alla nuova, su ciò la Commissione ha accesso più di un faro: la cessione diretta è esclusa, serve una procedura di mercato.

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Discontinuità uguale spezzatino Alitalia

Smontato così lo schema messo a punto dal governo Conte bis, l’opzione sul tavolo diventa quella dello spacchettamento. Alitalia verrebbe così divisa in più rami e solo quello cosiddetto “aviation” potrebbe venir conferito direttamente a Ita. Gli altri – segnatamente handling e manutenzione: più di 4mila lavoratori in totale – finirebbero invece a gara, come richiesto proprio dall’Ue.

“Discontinuità”, insomma, fa rima con “spezzatino”. Un’ipotesi – quella ad oggi più concreta – che rischia di consegnare ad Ita qualcosa di monco. Tutto mentre il nuovo piano industriale, presentato solo pochi mesi fa, viene già messo nel cassetto. Si parla di meno aerei (45 rispetto ai 52) e meno dipendenti (da più di 5mila a meno di 4500) per una compagnia di dimensioni infinitesimali rispetto ai principali competitor. I quali possono già sfregarsi le mani: se la nuova Alitalia partisse depotenziata già in partenza questo non rappresenterebbe per loro una preoccupazione. Al contrario: sarebbe quasi un “via libera” a farne un sol boccone. E forse è proprio questo il destino che si sta apparecchiando.

Filippo Burla

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