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Roma, 16 lug – Fumata bianca su ITA – Italia Trasporto Aereo. Dopo mesi di lunghe trattative, governo e commissione hanno trovato la quadra sulla nuova Alitalia. Di “esito positivo dell’interlocuzione con gli uffici della Commissione” e di “soluzione positiva ed equilibrata” parla il ministero dell’Economia.



La compagnia decollerà il prossimo 14 ottobre con 52 aerei. Praticamente la metà rispetto alla flotta corrente, per quanto sottoutilizzata a causa della pandemia. Bisognerà aspettare almeno il 2025 perchè si torni ai numeri attuali. Non mancano gli investimenti, certo: entro quell’anno quasi l’80% del parco velivoli sarà composto da mezzi di nuova generazione. Di questi, quasi un quarto saranno dedicati alle rotte di lungo raggio. Parliamo delle tratte sulle quali ancora persistono ampi margini di profittabilità, a differenza di quelle a corta (e media) percorrenza ormai terreno di caccia delle low-cost. C’è voluto l’intervento pubblico con la nazionalizzazione perché si capisse che fare concorrenza a Ryanair & co. era una strategia suicida.

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La “vecchia” Alitalia ne esce a pezzi

Fin qui le (relativamente) buone notizie. Tutto il resto sono parole di circostanza per indorare la pillola: la verità è che l’esecutivo Draghi si è piegato totalmente ai voleri dell’Ue. Confermando le peggiori previsioni della vigilia. La “vecchia” Alitalia esce a pezzi dalla trattativa. E non è un modo di dire: l’Ue voleva discontinuità e discontinuità ha ottenuto. Cosa significa? Significa che a Ita verrà conferito solo il ramo aviazione, mentre il resto andrà a gara. Parliamo dei servizi di terra, della manutenzione, persino lo storico marchio dovrà essere acquistato sul mercato. Tutti extra costi a valere sui 700 milioni (più altri 650 tra 2022 e 2023): tanto ci è stato concesso, mentre altri Stati stanziavano decine di miliardi a sostegno delle proprie compagnie di bandiera.

Questo comporterà un notevole sfoltimento del personale. Si partirà con meno di 3mila dipendenti, che a fine piano saranno poco più di 5500. Anche qui, circa la metà della dotazione attuale. Gli altri rimarranno nelle divisioni soggette a gara. Non tutti, però: il totale assomma a 8000/8500, 2mila in meno rispetto ad oggi.

Una compagnia leggera. Forse troppo

Basterà qualche rotta intercontinentale per tenere in piedi l’Alitalia che verrà? L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere il punto di pareggio (operativo) entro la fine del 2023. Previsione ottimistica, dato che parliamo di una compagnia che nasce “leggera” (come auspicava il ministro Giorgetti) in una contesto nel quale, però, le dimensioni contano eccome.

Tanto più se, come detto, agli altri è stato concesso di spendere molto più di noi. Blindando così le proprie realtà – che assumono valenza strategica, quanto strategici sono i flussi (ad esempio quelli turistici) di viaggiatori – e preparandole alla ripartenza. Alitalia, invece, come nasce? Darla già per morta è forse esagerato. Vogliamo dire pronta per finire a nozze (cioè preda) di qualcun altro? La sostanza cambia molto poco.

Filippo Burla

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